Natura

Il lungo autunno a colori

Arriva dicembre, nell’aria fredda del primo pomeriggio comincia a sentirsi l’odore acre del fumo che sale dai camini. Il cielo è spoglio, slavato di nuvole chiare. Ma gli alberi curiosamente non hanno ancora abbandonato del tutto i loro colori. È un autunno lungo, che sembra non voler cedere completamente il passo all’inverno.

Camminando per la campagna, i rossi e i gialli si mescolano, catturando la poca luce del sole rimasta sospesa. Si scorgono i vigneti, tempestati di ogni colore possibile. I dorsi delle colline ne sono rivestiti dall’alto in basso, e sembra che la natura si sia avvolta in una coperta di stoffe diverse assemblate tra loro sulla linea dei campi. Qua e là serpeggia una strada bianca come il filo di un’imbastitura, e si perde in lontananza, scavalcando la collina e scomparendo tra gli alberi. 

Non è facile ricordare un autunno così variopinto. La ragione risiede forse in quel tanto sbandierato e temuto surriscaldamento climatico. Del resto è vero che da queste parti la stagione è stata mite. Con le sue giornate soleggiate, i suoi tiepidi pomeriggi tersi, la natura ha conservato le foglie sui rami e le ha lasciate lì, quasi possano scegliere da sole il momento in cui cadere. Gli alberi non si sono ancora spogliati del tutto. È l’escursione termica della notte a provocare l’ingiallimento delle foglie, ma sono i venti e le piogge diurne a cancellare i colori e a strapparle dai rami. Qualche pioggia è caduta, ma il sole ha riportato la luce e la vitalità al sorgere di ogni nuovo mattino.

Tra gli ulivi che si preparano argentei ai geli invernali, è rimasto qualche chicco che è maturato con calma. Anche quelli sono colorati. Inizia l’inverno ma la natura è ancora ricca di vitalità.

E tra gli altri c’è quell’ulivo, quell’esemplare un po’ invidioso, che non si accontenta di restare sempreverde quando tutti gli altri alberi hanno cambiato colore. Sembra che non si sia arresto, e così ha “indossato” sul proprio tronco il corpo dorato di una vite, se l’è messo addosso come una sciarpa, e abbracciati l’ulivo e la vite attendono l’arrivo del freddo. 

Poco oltre sono rimasti gli alberi di caco. Il vento ha scosso via ogni foglia dai loro rami, ma ha lasciato i frutti. Sono ancora lì sospesi, come palline su un albero di Natale. Se non verranno raccolti, resteranno a dondolare nel vento ancora un po’, finché sarà il gelo a staccarli dai rami. Forse verso gennaio, quando anche nelle case si toglieranno le decorazioni di Natale e gli abeti torneranno in soffitta senza le loro palline.

Ventisette anni e un nome insolito. Ho cominciato a scrivere storie poco più tardi di quando ho cominciato ad ascoltarle, prima da mia madre, poi da mia nonna, poi da chiunque ne avesse una da raccontare.

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