Età Moderna,  Medioevo

Le peggiori epidemie della storia

In questi giorni avrete sicuramente sentito parlare del Coronavirus. Non sono solita parlare di attualità, né di medicina, ma questo fatto di cronaca così importante mi ha fatto sorgere la curiosità su un argomento un po’ insolito: quello delle pandemie. Quali furono le peggiori della storia? Oggi con voi ne affronterò tre, quelle che più mi hanno colpito e che per violenza, diffusione e numero di vittime possono essere considerate tra le peggiori che l’umanità abbia mai affrontato.

Preciso sin da subito che non intendo affrontare l’argomento da un punto di vista scientifico ma puramente storico. Quella che segue non è una classifica, ma solo una piccola “rassegna”.



La peste nera.

Una delle più terribili epidemie di tutti i tempi, ma anche una delle più “famose”, è la così detta “peste nera”, che colpì l’Europa intorno alla metà del 1300. Probabilmente la conoscete perché l’avete studiata a scuola e i suoi riferimenti sono così diffusi da comparire anche nella letteratura; Boccaccio ad esempio ne parla nel suo Decamerone

Secondo la teoria più accreditata la peste nera deriverebbe dallo Yersinia pestis, un batterio che si trasmette dai roditori all’uomo per mezzo delle pulci. La sua origine sarebbe da ricercare in Cina, da dove, grazie allo spostamento delle popolazioni mongole, avrebbe raggiunto Europa attraverso le reti commerciali, che portavano dall’Asia merci, uomini e animali, e con questi naturalmente anche i batteri e le malattie.  

A partire dal Mediterraneo e dall’Italia, la peste raggiunse in pochi anni tutto il continente europeo, uccidendo almeno un terzo della popolazione del tempo, per una stima che ammonterebbe a circa 20 milioni di persone.

Perché la peste si diffuse così in fretta?

Le condizioni igieniche e sociali dell’Europa medievale rappresentavano sicuramente l’ambiente ideale per il diffondersi della malattia. Nonostante infatti i movimenti delle persone da un paese all’altro fossero decisamente più ridotti rispetto ad oggi, l’igiene era molto più scarsa, le città erano sporche e spesso prive di sistemi fognari; i ratti poi rappresentavano un vero flagello ed erano spesso a contatto con le persone, perché si viveva più a stretto contatto con gli animali. A quel tempo non esistevano conoscenze scientifiche relative alla malattia e non si capiva come o perché si diffondesse. Le stesse cure, che molto spesso non erano altro che semplici “prevenzioni”, in genere servivano a ben poco.

La credenza comune era che la peste fosse una punizione divina e circolavano anche assurde credenze sulla sua origine: una delle più accreditate riteneva gli ebrei i responsabili del contagio.

Come andò a finire?

La peste si estinse, potremmo dire “da sola”, nel 1353, circa sette anni dopo il suo arrivo. Le conseguenze furono drammatiche, perché gran parte della popolazione europea del tempo perse la vita. Curiosamente però si ebbero anche degli effetti per così dire positivi: riducendosi la popolazione, migliorarono le condizioni di vita di chi era sopravvissuto, perché a quel punto vi erano più risorse disponibili per un numero più ristretto di persone. E questo fu uno dei motivi per cui si… uscì dal medioevo.


Il vaiolo nel continente americano.

Si parla di vaiolo, anche se non è davvero certo che questa malattia sia stata la sola a decimare gli indios che agli inizi del Cinquecento abitavano le regioni amerindiane. In seguito alla scoperta dell’America, gli Europei si addentrarono in un territorio “vergine” anche dal punto di vista batteriologico. Le popolazioni autoctone, gli “indios”, non erano cioè preparate ad affrontare malattie che venivano dall’Europa; non avevano gli anticorpi e per questa ragione fu sufficiente lo sbarco di un solo europeo malato di vaiolo per dare il via ad un vero e proprio sterminio di massa.

Quanto fu grave questa “epidemia”?

In realtà moltissimo. Oggi gli studiosi non sono in grado di valutare con esattezza i numeri della catastrofe, ma è certo che il vaiolo decimò la popolazione nativa, rendendo più facile la conquista da parte degli europei. Il vaiolo sarebbe giunto sulle coste dell’isola di Hispaniola tra il 1507 e il 1518. La popolazione dei taino che abitava l’isola si estinse a distanza di qualche anno e nel 1633 l’epidemia raggiunse anche il Nord America, dove contribuì a decimare anche le popolazioni di queste regioni, i pellerossa.

Perché tutto questo?

Si calcola che il virus del vaiolo sia emerso circa tremila anni fa, tuttavia a quel tempo il continente americano era completamente isolato dalla placca europea e lo sarebbe rimasto per moltissimi altri anni. Il vaiolo ebbe quindi molto di diffondersi in Europa, in Asia e in Africa, diventando “endemico”, ma non in America. Per questa ragione, la malattia fu sufficiente quasi da sola scatenare la catastrofe.


La febbre spagnola

Conosciuta anche come “grande influenza” o “influenza spagnola”, questa fu probabilmente la più grave forma di pandemia della storia: si diffuse sul finire della Prima Guerra mondiale e tra il 1918 e il 1920 uccise un numero spropositato di persone letteralmente in ogni angolo del globo. Si calcola infatti che raggiunse il Mar Glaciale Artico e alcune remote isole del Pacifico, causando la scomparsa di circa il cinque percento della popolazione mondiale del tempo. Un numero di decessi compreso tra i 50 e i 100 milioni di persone.

Si tratta di un virus, che secondo alcuni studi sarebbe passato dagli uccelli ai maiali e di conseguenza all’uomo. Tuttavia non si conosce per certo la sua origine né il luogo cui sarebbe partito. C’è chi pensa agli Stati Uniti o chi addirittura alla Cina. Si chiamava “spagnola” perché la Spagna fu il primo paese a rendere nota la sua diffusione nel continente europeo.

Perché la spagnola fu così pericolosa?

Il dramma di questa malattia fu sicuramente almeno in parte dovuto alla Grande Guerra. Nel 1918 infatti il conflitto durava ormai da quattro anni ed era diventato una guerra di posizione, con migliaia di militari costretti a vivere ammassati lungo le trincee, in condizioni igieniche molto precarie. Probabilmente l’arrivo degli alleati provenienti dagli Stati Uniti fu alla base del contagio e il modo in cui si viveva, così a stretto contatto, con il freddo, la malnutrizione, gli ospedali sovraffollati di feriti e moribondi, fece il resto, aiutando la diffusione del virus soprattutto fra i soldati. E proprio questo fu uno degli aspetti più inquietanti della malattia: il fatto che attaccava soprattutto le persone apparentemente più forti, i giovani adulti.

Inoltre, l’aumento dei viaggi e gli spostamenti dovuti alla guerra, fecero sì che il virus si diffondesse più facilmente. La malattia fu così terribile che nella sola Filadelfia morirono ben 4.597 persone nell’arco di una sola settimana. Fu molto difficile gestire non solo la malattia ma anche i decessi e arrivò per questo a seppellire le vittime in fosse comuni e senza bare.

Come andò a finire?

Nel novembre del 1918 la malattia si estinse. Non è molto chiaro quale sia stata la ragione: forse un miglioramento delle cure o forse un indebolimento del virus. Quel che è certo è che l’epidemia fu così terribile che è ricordata ancora oggi con grande paura, e probabilmete avrete sentito anche i vostri nonni raccontarne.


Fonti:

M. L. Bracci, Conquista. La distruzione degli indios americani.

https://it.wikipedia.org/wiki/Peste_nera

https://it.wikipedia.org/wiki/Vaiolo

https://it.wikipedia.org/wiki/Influenza_spagnola

Ventisette anni e un nome insolito. Ho cominciato a scrivere storie poco più tardi di quando ho cominciato ad ascoltarle, prima da mia madre, poi da mia nonna, poi da chiunque ne avesse una da raccontare.

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