Curiosità

L’origine della quarantena

“Quarantena” un termine che avrete sentito nominare tantissime volte in questi giorni. Nelle ultime settimane la quarantena è stata usata più volte per tentare di arginare il Civid19. Ma di cosa si tratta esattamente? Chi l’ha inventata? E quali furono le più note quarantene della storia?



La nascita della quarantena.

Nonostante i concetti di virus e batterio siano estranei al mondo medievale, la quarantena fu inventata proprio in questo periodo, nella Venezia del 1347, con lo scopo di fermare la peste che da anni mieteva vittime in tutto il continente. Al di là delle scarse conoscenze scientifiche del tempo, le autorità veneziane si resero conto che isolando i sospetti portatori per un lungo periodo di tempo, c’erano maggiori possibilità di arrestare l’avanzata del contagio. Soprattutto, in questo modo si riduceva il rischio che l’epidemia giungesse dall’esterno a bordo di navi provenienti da città infette.

Quell’anno, nel 1347, ai passeggeri di un vascello attraccato nel porto di Ragusa, l’attuale città di Dubrovnik, fu imposto di attendere per un periodo di 30 giorni, poi passato a 40, prima di poter sbarcare sulla terra ferma. Era la prima quarantena della storia.

Quasi contemporaneamente la Repubblica di Venezia elesse tre magistrati di sanità, con il compito di gestire il traffico navale. Ogni vascello sbarcato sulle coste della Serenissima veniva bloccato nei porti di Fisolo e Spingon e gli equipaggi spostati in edifici isolati, dove attendevano 40 giorni prima di poter uscire liberamente. Si scelse l’isola di Santa Maria di Nazareth per creare il primo ospitale deputato e qui, a partire dal 1423, sorse il primo lazzaretto, che è rimasto in funzione fino al 1700. Chiamato inizialmente Nazaretho, questo “ospitale”, era a tutti gli effetti una prigione e raccoglieva in quarantena chiunque venisse da fuori, indipendentemente dal fatto che fosse un sospettato portatore di malattie.

L’esempio fu seguito in molte altre città e in particolare nelle Repubbliche marinare, dove i contatti con l’esterno erano più frequenti che altrove. Giunse così a Pisa e Genova, e poi a Firenze, a Milano e in molte città europee.

Nata quindi con l’utilità di fermare la peste, la quarantena divenne, nel medioevo ed oltre, un modo efficace per ostacolare il diffondersi di svariate malattie che, a più riprese, comparivano in Europa. Tra queste la sifilide, la febbre gialla, il colera e soprattutto la lebbra.

Quest’ultima in particolare era la malattia che più di frequente avreste trovato in lazzaretto. Conosciuta già dall’antichità, la lebbra colpiva ogni anno molte persone ed era particolarmente contagiosa. Chi ne era afflitto veniva per questo allontanato e costretto a vivere per molto tempo in luoghi isolati, come appunto i lazzaretti.

Ma perché la quarantena si chiamava così?

Come suggerisce il nome, “quarantena” stava ad indicare i quaranta giorni di durata dell’isolamento forzato. Non sembrano tuttavia esistere correlazione scientifiche tra questi quaranta giorni e il diffondersi delle malattie. Già sul finire del Cinquecento infatti c’era chi avanzava l’ipotesi che la durata in questione fosse del tutto arbitraria.

Allora perché si scelsero proprio quaranta giorni?


Le ragioni del 40.

Il numero di Ippocrate.

Una logica motivazione che potrebbe spiegare il “quaranta” va ricercata nelle teorie del medico antico Ippocrate, il quale sosteneva che i quaranta giorni rappresentassero un punto di svolta per le malattie: raggiunta questa data i malati guarivano o… morivano.

A ciò forse si sommarono le teorie pitagoriche e la simbologia numerica, che vedeva nel quattro una sorta di numero magico: quattro sono infatti i punti cardinali, quattro le stagioni, circa quattro le settimane del mese, quattro i Vangeli. La più semplice figura solida ha quattro facce e per questo il quattro rappresenta la materia e la Terra in particolare.

Purificazione e distruzione.

Una seconda ragione di tipo culturale si può rintracciare nelle religioni antiche di provenienza mediorientale, presso le quali i quaranta giorni erano comunemente associati alla purificazione e alla penitenza. Pensate ad esempio che Gesù trascorre 40 giorni nel deserto e che il Diluvio universale dura quaranta giorni e quaranta notti. La quaresima è un tempo di quaranta giorni, e quarant’anni servirono a Mosè per attraversare il deserto. Già presso i babilonesi il quaranta era un numero inquietante: quaranta erano i giorni in cui la costellazione delle Pleiadi non era visibile nel cielo e questo accadeva annualmente nel periodo di aprile-maggio, quando le piene dei fiumi causavano inondazioni, danni e distruzione.


Le quarantene nella storia.

In passato la quarantena per alcune malattie era ordinaria, come accadeva per la lebbra. Malattie più gravi, come la sifilide di fine Quattrocento e il colera di metà Ottocento, che causarono delle vere e proprie epidemie, vennero invece isolate non appena cominciarono a circolare. Naturalmente questo non impedì il diffondersi delle stesse, che comunque causarono numerosissime morti. E questo anche perché in passato l’isolamento della malattia era comunque parziale. Non si ebbero cioè casi di isolamento di intere città o regioni, e le quarantene riguardarono solo i lazzaretti e le zone portuali.

Quando ad esempio il colera giunse in Italia, negli anni ’30 del XIX secolo, le autorità locali si affrettarono ad isolare le imbarcazioni giunte nei porti e riorganizzarono quanto meglio il sistema dei lazzaretti. Tuttavia a causa della situazione politica molto frammentaria, del basso grado di istruzione e della difficoltà di raggiungere i territori lontani dal centro, non fu possibile isolare interi territori, come invece sta accadendo oggi.


La quarantena oggi.

Potremmo per questo dire che le quarantene che in queste ultime settimane stanno interessando le città di Wuhan, in Cina, e Codogno, in Lombardia, sono a loro modo quarantene straordinarie se confrontante con quelle dei secoli passati. Oggi è possibile isolare grandi territori perché i mezzi di comunicazione sono cambiati e l’istruzione è molto più diffusa che in passato. La maggior parte di noi è in grado di comprendere il concetto di “contagio” e questo ci permette di comportarsi di conseguenza. Inoltre, vivendo in un periodo di stabilità istituzionale, oggi è più facile organizzare e gestire l’emergenza, qualcosa che invece raramente poteva accadere nel passato, anche in stati forti e centralizzati.

Ma se ci fosse bisogno, pensate che saremmo in grado di congelare non solo città ma interi stati? Anche considerando che oggi è possibile svolgere da casa molti lavori, sarà comunque possibile farlo per un lungo periodo?


Fonti:

http://www.treccani.it/enciclopedia/quarantena_%28Enciclopedia-Italiana%29/

https://it.wikipedia.org/wiki/Quarantena

https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_colera

https://it.wikipedia.org/wiki/Lazzaretto

https://it.wikipedia.org/wiki/Lebbra#Storia

Ventisette anni e un nome insolito. Ho cominciato a scrivere storie poco più tardi di quando ho cominciato ad ascoltarle, prima da mia madre, poi da mia nonna, poi da chiunque ne avesse una da raccontare.

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