Natura

La prima neve di primavera

Quando ci siamo svegliati, questa mattina, nevicava: la prima nevicata dell’anno, il 24 marzo.

Uscire con l’ombrello nel recinto di casa, affondando nella neve fitta fitta che copre l’erba e le margherite, fa uno strano effetto. In questa primavera che è arrivata in anticipo, anomala per il caldo e poi per il silenzio, per l’impossibilità di uscire, la neve non è che l’ennesima stranezza di un clima impazzito, confuso, imprevedibile.



Tutti gli alberi sono già fioriti. Il mandorlo, pioniere nel risveglio dall’inverno, è già coperto di foglie, e piccole mandorle acerbe ne tempestano i rami. Sotto il ticchettio morbido della neve resta immobile, quasi stupito. L’albero di susine, già verde, con gli ultimi boccioli schiusi, si rivela in tinte inaspettate. La neve s’incrosta sui fiori, sembra giocare a mescolarsi coi petali. Tutt’intorno i fiocchi continuano a cadere.

C’è un silenzio inaspettato: ora più che mai, la natura è sospesa, senza il rumore delle macchine lontane, senza il sibilo costante dell’autostrada, senza neanche il vociare dei merli e il cinguettio dei passeri. È tutto fermo. Anche le galline, rincantucciate strette strette l’una accanto all’altra, si scrutano senza ciocciare. Sembrano pensare, corrucciate, che qualcosa non è come dovrebbe.


Ventisette anni e un nome insolito. Ho cominciato a scrivere storie poco più tardi di quando ho cominciato ad ascoltarle, prima da mia madre, poi da mia nonna, poi da chiunque ne avesse una da raccontare.

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