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Viaggio nei manicomi del passato: crudeltà, abusi e spaventose pseudo-cure

Oggi si chiamano “ospedali psichiatrici”, ma a lungo sono stati conosciuti come manicomi, riformatori o “asili per lunatici”. La storia dei manicomi del passato è drammatica e cruenta. Sin dal medioevo l’uomo ha sentito la necessità di isolare alcuni individui considerati strani, “anormali” e a tratti pericolosi. I primi esempio di “allontanamento” forzato – perché sempre di forzatamente avveniva – risalgono al medioevo, quando i “matti” si rinchiudevano nei monasteri o nelle torri.



Per lungo tempo la custodia di questi individui fu delegata alle istituzioni ecclesiastiche, o alle parrocchie, e solo dopo il Settecento si cominciò a pensare ad ambienti speciali, regolati dagli enti statali. Nell’Ottocento, stati come l’Inghilterra e gli Stati Uniti si riempirono di manicomi, in concomitanza con la nascita del concetto di “psichiatria”. Tuttavia ancora all’epoca e almeno fino alla prima metà del Novecento, l’idea della cura nell’ospedale psichiatrico rimase molto relativa.

I pazienti ricevevano trattamenti brutali; non esistevano “cure” come le intendiamo noi oggi: gli ospedali psichiatrici avevano il solo scopo di contenere e controllare il comportamento di individui ritenuti scomodi per la società. Le metodologie impiegate per la “moderazione” dei pazienti erano estreme: non tenevano conto né della volontà delle persone – che non potevano opporsi ad alcun tipo di cura – né dei più basilari diritti umani. Il più delle volte si trattava di tecniche violente, imposte con la forza, e prive di qualunque valenza scientifica.

La stessa concezione di “matto” era al tempo molto labile. Per tutto l’Ottocento, fino a metà del Novecento, finirono per essere riformati non soltanto i malati psichiatrici, ma tutta una serie di persone che, a causa delle loro idee, dei loro comportamenti, della loro estrazione o semplicemente della loro difficile collocazione sociale, risultavano scomode.


I lunatici.

Tra i pazienti che finivano comunemente negli ospedali psichiatrici del passato vi erano tutti quegli individui che oggi definiremo outsider: coloro che non avevano un vero e proprio ruolo nella società, che erano socialmente o economicamente problematici. C’erano tra questi tutti gli “strani”, gli asociali, le persone con ritardi cognitivi anche lievi. Coloro che non avevano un lavoro o non erano sufficientemente abili per svolgerne uno, potevano essere definiti “insani” ed accolti in manicomio. Non mancavano i vagabondi, i poveri, i senza fissa dimora.

Non era raro, soprattutto tra i ricchi borghesi e in genere tra le famiglie in vista, che figli “problematici” venissero rinchiusi in ospedali psichiatrici. Tra questi vi erano non soltanto individui con disabilità o con reali problemi psichici, ma tutte quelle persone che non rispettavano la morale comune del tempo. Nell’Inghilterra vittoriana in particolare il concetto i “rispettabilità” era estremamente rigido e tagliava fuori tutti coloro che potevano in qualche modo fare sfigurare la presentabilità di una famiglia.



Tra questi vi erano naturalmente molte donne, che potevano essere riformate a causa delle loro opinioni, della loro sfacciataggine, o dei loro comportamenti troppo libertini. I loro mariti, i loro padri, i loro fratelli erano legalmente responsabili della loro persona e potevano farle rinchiudere in qualunque momento, semplicemente affermando che erano folli o isteriche o mentalmente instabili. Nessuno le avrebbe salvate, perché il sistema era estremamente maschilista, regolato da uomini che non tolleravano i comportamenti o i pensieri divergenti delle donne.

Un discorso analogo valeva per i dissidenti politici e per i criminali. Non vi fu infatti, almeno fino alla fine dell’Ottocento, una vera distinzione tra folli e criminali, che erano egualmente ritenuti pericolosi. Almeno per tutta la prima metà del Novecento rimase poi in “vigore” la possibilità di rinchiudere in ospedali psichiatrici i personaggi politicamente scomodi.



Dopo la Prima Guerra mondiale, anche molti reduci di trincea finirono in manicomio a causa dei disturbi da stress post-traumatico, noto anche come Shell Shock. Queste persone accusavano disturbi comuni come tremori irrefrenabili, ipersensibilità al rumore, pianti continui, mutismo ed immobilità. La gente cominciò a chiamarli “scemi di guerra” e ad isolarli. Divennero dei nuovi outsider e gran parte di loro fu reclusa negli ospedali psichiatri.

Poichè erano sintomi mai visti prima così in larga scala, si pensò che la maggior parte di loro fingesse per non andare in guerra. Molti furono anche accusati di essere dei disertori e alcuni furono anche fucilati. Probabilmente, il detto “Fare lo scemo per non andare in guerra”, ha origine proprio dalle storie di questi poveri giovani soldati. Solo molti anni dopo, si riconobbero queste malattie come causa effettiva di traumi di guerra.



Le cure nei manicomi.

Non esistendo gli psicofarmaci, che sarebbero stati inventati solo dopo il 1950, per moltissimo tempo non vi furono nei manicomi delle vere cure. Si tendeva perlopiù a controllare i comportamenti dei pazienti, con tecniche anche violente e terribili. I malati potevano essere rinchiusi o incatenati, soprattutto se ritenuti pericolosi; era ordinario l’utilizzo di bastonature, di abusi o di manette.

Nel Novecento, con l’evolversi del pensiero e delle scoperte scientifiche, si cominciarono a sperimentare tecniche selvagge e spietate, come la terapia malarica, lo shock insulinico, l’elettroshock e l’asportazione di organi, ritenuti responsabili della schizofrenia. Nel 1922 si introdusse la tecnica del sonno profondo, che veniva indotto con i barbiturici. Nel 1935 si sperimentò la prima lobotomia trans orbitale, che divenne presto molto diffusa.



La lobotomia consisteva nella recisione delle connessioni della corteccia prefrontale dell’encefalo. Le connessioni potevano essere asportate o distrutte e questo causava molto di frequente un radicale cambiamento della personalità, ma anche gravissimi problemi mentali. Tra i pazienti famosi sottoposti a lobotomia vi fu Rosemary Kennedy, sorella di Robert e John Fitzgerald. A causa di continui sbalzi d’umore e di una condotta sessuale libera e disinvolta, Rosemary fu operata a soli 23 anni e questo la ridusse ad uno stato vegetativo: perse le capacità verbali, l’uso di un braccio e smise di camminare.

Troppi malati psichiatrici furono sottoposti a lobotomia in quegli anni. Si calcola che solo tra il 1949 e il 1951 i lobotomizzati furono oltre ventimila.

Un’altra tecnica terribile usata nei manicomi era la sterilizzazione forzata, che veniva operata non soltanto sui malati psichiatrici, ma anche sui dissidenti politici. Si trattava naturalmente di un mezzo eugenetico, che ebbe notevole successo soprattutto nella Germania nazista, dove a partire dal 1939 sorsero delle strutture apposite per la sterilizzazione forzata dei personaggi politicamente scomodi e per l’eliminazione di tutti quegli individui che la società rigettava, come i malati psichiatrici e soprattutto i diversamente abili.



Ovunque i manicomi erano luoghi dalle scarsissime condizioni igienico-sanitarie: i pazienti erano malnutriti, vivevano in luoghi sporchi e sovraffollati. I centri vennero infatti riempiti ben oltre la capienza reale e in molti casi si arrivò a contenere anche il doppio degli ospiti consentiti. In mancanza di letti, i pazienti si facevano dormire a turno, nella credenza che questo potesse rappresentare una “cura”.

Notizie sulle reali condizioni di sovraffollamento, di violenza ed abuso nei manicomi, saltarono all’opinione pubblica già a partire dagli anni Quaranta del Novecento, ma fu solo dopo la guerra, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, che cominciò il movimento per la destituzione di questi luoghi.


Fonti:

H. Friendländer, Dall’eutanasia alla soluzione finale, in VV., Lager, totalitarismo e modernità.

https://it.wikipedia.org/wiki/Ospedale_psichiatrico

https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_delle_istituzioni_psichiatriche

https://it.wikipedia.org/wiki/Terapia_elettroconvulsivante

https://www.focus.it/cultura/storia/chi-erano-gli-scemi-di-guerra

https://www.wonderchannel.it/01/08/2015/10-trattamenti-che-non-vengono-piu-usati-nella-psichiatria/

https://en.wikipedia.org/wiki/Rosemary_Kennedy

https://it.wikipedia.org/wiki/Lobotomia

Ventisette anni e un nome insolito. Ho cominciato a scrivere storie poco più tardi di quando ho cominciato ad ascoltarle, prima da mia madre, poi da mia nonna, poi da chiunque ne avesse una da raccontare.

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