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    Le “Sfogliatelle” abruzzesi: la ricetta

    Dire sfogliatella non vuol dire soltanto tradizione partenopea, perché in Abruzzo ne esiste la variante fruttata, con il ripieno di marmellata “scura”: di amarene, di susine, e soprattutto di schrucchijata d’uva, nota anche a Lama dei Peligni come “ragnata” d’uva. Sì, perché la tradizione vuole che la sfogliatella trovi le origini proprio a Lama: borgo ai margini del parco della Majella, dove la Sfogliatella nacque più di un secolo fa. L’impasto e la farcitura, riadatti con ingredienti locali, fanno della sfogliatella un dolce morbido e gustoso, insaporito dall’aroma prezioso delle mandorle e da un pizzico di liquore. Cominciate col disporre un kilo abbondante di fare su una «spianatora» di legno.…

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    Lo “Scarpone” di Sulmona: la ricetta

    Avete provato e scoperto e assaggiato tante ricette tradizionali, ma forse non le conoscete ancora tutte… e soprattutto non conoscete lo Scarpone, questo delizioso biscotto al cioccolato, con canditi e uvetta, che coniuga il gusto umido pastoso del mosto cotto con la secchezza aromatica del cacao e dalla frutta secca, un dolcetto non proprio leggero… ma beh, decisamente invitante. Originario della valle Peligna e in particolare della città di Sulmona, lo Scarpone era in passato il dolce delle grandi occasioni. Era tradizione prepararlo per Natale, ma non poteva mancare ai matrimoni, ai battesimi e a tutte le altre feste più importanti. Grandi o piccoli che fossero, venivano preparati seguendo una…

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    I “Taralli di San Biagio”: breve storia e ricetta

    Per la festa di San Biagio, è tradizione in Abruzzo fare lu “taralle”: «Lu taralle de sante Bbiasce», il santo protettore dei lanaioli e di tutti i mali alla gola. Lievitato come il pane, lu “taralle”, o “ciambelle”, noto in alcuni luoghi anche con altri nomi specifici, rappresenta nell’immaginario popolare il “pane” che Biagio, lu Sande Cannarute, avrebbe usato per salvare dall’asfissia un bambino che aveva ingerito una lisca di pesce. Ma si sa, la tradizione arricchisce la storia anche di zucchero e dolcezza, ed ecco che così dal pane si è arrivati alla ciambella, o per meglio dire… alle ciambelle. Per una dose di un “canestro” di taralli, procuratevi:…

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    I “Cavicioni” di Natale: la ricetta della nonna

    Se Natale profuma di candele, di aghi d’abete, e di biscotti di pan di zenzero… non siete in Abruzzo: da queste parti l’odore che presagisce il Natale è quello dell’olio che frigge: perché la nonna, per Natale, frigge almeno una “kilanna” di cavicioni. Ed è già all’opera. Cominciate anche voi col preparare il ripieno. Servono: Mandorle; Noci; Un bicchierino di mosto cotto dello zio; E… questa. Ve la ricordate? È la scrucchijata d’uva, che abbiamo preparato per tempo proprio in previsione delle feste. La prima operazione prevede la tostatura delle noci. Lasciatele in forno giusto il tempo di scottarle, poi armatevi di santa pazienza: dovete spellarle, eliminando per quando possibile…

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    Le “Totere” di Casoli: storia e ricetta

    Cominciate a sentire l’odore del Natale? Forse altro non è che il profumo delle Totere, che da Casoli, in quel della Maiella, giunge fino a voi, ovunque voi siate nel mondo. Odore di olio che frigge, odore di crema, odore di limone che a tinte acidule riempie l’aria di aliti natalizi, riportandovi indietro a qualche centinaio di anni fa… La leggenda vuole che sia nata sul finire dell’Ottocento, dalla fantasia creativa e geniale di un giovane casolano di nome ignoto, che dalla magica e romantica Napoli «della Belle Époque» avrebbe riportato in patria una rivisitazione a tutti gli effetti tradizionale ma originalissima. Parliamo della “Totera”, forma italianizzata del casolano “totere”…

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    I “Bocconotti” di Montorio al Vomano: breve storia e ricetta

    Il suo nome sembra suggerire che si mangi in un sol boccone: è piccolo, ma nasconde un grande segreto. È il bocconotto montoriese, delizioso vanto della pasticceria locale, che sembra risalire ad un tempo molto lontano. La sua storia comincia tra le vie di Montorio al Vomano, cittadina del Parco Nazionale del Gran Sasso, anche conosciuta come la “porta della montagna” per la sua posizione particolarmente suggestiva. Qui il bocconotto si prepara seguendo ancora l’antica ricetta. Per la base occorrono:  6 uova; 6 cucchiai di zucchero; 6 cucchiai di olio d’oliva; Farina quanto basta per lasciarvi le mani pulite. Cominciate col separare gli albumi e metteteli da parte per il…

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    Le “Nevole” di Ortona: la ricetta originale

    Se avete creduto che la «nevola» altro non è che una neola con la V, non avete ancora assaggiato tutto. E soprattutto non siete mai stati da queste parti: tra le vie di Ortona, la città che per D’Annunzio biancheggiava ignea come un luogo asiatico, notoriamente conosciuta per la sua arte, la sua storia e il suo «chiaro» mare cristallino. Al di là di tutto questo comunque, la vera «regina» di Ortona rimane la nevola, un vero patrimonio storico e tradizionale, che combina la qualità dei prodotti con la semplicità gustosa dei sapori e delle conoscenze di un tempo. Ingredienti: Mosto cotto di uva pergolone; Olio extravergine di oliva; Succo…

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    La “Scrucchijata” d’uva: la ricetta della nonna

    Se avete fatto le cancellate e state cercando la ricetta della tradizionale «scrucchijata» d’uva, la oggi nonna vi porta in un posto magico: sotto la capanna. La capanna in Abruzzo non è quella con due cuori e una coppia di innamorati. «Sotto» la capanna ci si va per raccogliere l’uva. Attrezzatura essenziale: una «cascetta». O rossa o gialla. Ma va bene pure una vecchia camicia da «abberrutare» a mo’ di sacco. I grappoli migliori li sceglie lo zio, perchélo zio se ne intende. Per fare la scrucchijata ci vuole l’uva Montepulciano, la stessa con cui si produce il famoso vino doc abruzzese. Oggi la nonna ne prepara in grandi quantità:…

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    Le “Cancellate” abruzzesi: la ricetta della nonna

    “Cancellata” è il nome che la contraddistingue nel triangolo teatino compreso tra Bucchianico, Villamagna e Ripa Teatina, ma a dire il vero è nota un po’ su tutto il territorio con i nomi più disparati. Nessuno mai ne parla, ma nel vastese le “Pizzelle” si chiamano anche “Catarrette”, mentre nella Marsica sopravvivono con l’appellativo di “Ciaragalle”, misteriosamente scomparso nella marea del web; conosciute poi tra Pretoro e Manoppello come “Ciambelle”, attestano la forma “Cancelle” al confine coi cugini molisani, là dove il Molise esiste. Le sue origini sono avvolte nel mistero. Le cancellate, che nella fattispecie altro non sono che un dolce apostrofo tra le piastre di un ferro decorato,…

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