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Di acqua e di fuoco si muore |
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Ciao {name},
ci ritroviamo dopo un luglio “per terra e per mare”, spaccati in due tra caldo e nubifragi: il mondo, che ormai va così, non ci lascia troppo spazio per respirare e goderci l’estate spensierata che le pubblicità dell’Estathé e della Settimana Enigmistica ancora ci propinano. Ho sentito mia madre che diceva, dopo giorni di fuoco con punte di 39° gradi all’ombra: «La prossima settimana arriva la vera estate, quella degli anni Ottanta».
Non ho ancora capito se intendesse qualcosa di reale (un tempo mistico in cui si poteva ancora stare a prendere il sole senza liquefarsi o morire arrostiti) o s’era solo un barbaglio onirico e non troppo freudiano della voglia di tornare a respirare e a vivere in quella che dovrebbe essere la stagione del riposo e che sempre più spesso invece diventa la stagione del martirio. |
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Salmastra e arsa come le tamerici.
Eppure l’amo ancora, questa inesorabile e fondente estate: anche senza condizionatore e senza sabbia sotto i piedi, è nel suo tempo la mia stagione preferita (e dico nel suo tempo perché ogni stagione che passa penso che sia la mia preferita, tranne l’inverno, che ristagnando nella noia di febbraio-marzo non mi piace proprio).
Le sue atmosfere serali sono così selvatiche e sfatte, così decadenti (o decadentiste) che valgono tutto il boccheggiamento del giorno passato. Sanno di una leggerezza quasi ignava, scapigliata, bordata di un calore polveroso che sfiora la nostalgia. Tutto il meraviglioso, il poetico, il magico dell’estate sembra celarsi dall’alba all’ora che precede il tramonto per poi scoppiare tutto insieme, più potente che in qualunque altra stagione, nell’aura che pervade il cielo poco prima che il sole scenda e poco dopo che il buio si alzi dalle colline.
Non so tu, {name}, ma per me questo vale molto più del desiderio capriccioso di autunno che da giugno invade, ogni anno di più, molta parte della rete. Il tempo è prezioso e già troppo affannato così, quindi non la capisco proprio per nulla la voglia di vederlo volare per arrivare dritti dritti al foliage di ottobre. |
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Sere estive di giallo e di blu: l'ora dorata e l'ora blu nei miei scatti.
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Mezzo anno di newsletter.
E con agosto che comincia, giunge il momento di tirare le somme dei primi sei mesi di newsletter: già, proprio sei mesi, mezzo anno. Se sei iscritto/a dal principio, potrai contarle tutte: questa, che stai leggendo, è la settima. Dio creò il mondo in sette giorni (e io in sette giorni non riesco neanche a scrivere e montare un video, sigh!), quindi quale miglior numero per essere felici del traguardo?
Era proprio lo scorso agosto che ci pensavo per la prima volta. In verità non so neanche da dove mi sia venuta questa idea, ma l’ho seguita e questo è l’importante. E ti ringrazio, {name}, per avermi dato fiducia e per aver seguito e letto le mie parole fino a questo momento.
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Un mese di non scrittura.
Dante direbbe: passiamo ora alle “dolenti note”.
Volevo scrivere tanto, a luglio. Ho scritto mezzo capitolo. A mia discolpa dirò che:
1. Avevo bisogno di leggere (è il mio modo dire che dovevo staccare e oziare, perché non ne conosco altri di modi per farlo);
2. Non ero a casa (mi porto sempre dietro il pc, eh, ma vedi il punto sopra);
3. Sono stata impegnatissima con qualcosa che ho rimandato per tutto l’inverno e che ora non posso proprio più permettermi di procrastinare (no spoiler a riguardo).
Risultato? Sono bloccata nel passato, nel mio stesso labirinto, e avrò bisogno di un po’ di… magia per venirne fuori. Ti lascio dare un’occhiata alla mia ultima moodboard e nella newsletter di settembre ti racconterò di più. |
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Agosto di acqua e di fuoco.
Così arriviamo ai contenuti del mese: sarà un agosto di “acqua e fuoco”, e non soltanto per parafrasare le previsioni del tempo.
Seguendo il dio di punta di luglio, Poseidone, ho continuato a studiare le divinità acquatiche della mitologia greca e ne sono rimasta folgorata: che affascinante e misterioso mondo si anima sotto le onde, tra nereidi e tritoni, ninfe trasformate in mostri, vecchi saggi sopiti… |
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Joaquín Sorolla y Bastida, Las Nereidas (1886). |
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Ti racconterò alcune di queste storie, mescolandole a qualche spunto “di fuoco”, oltre che al fuoco della fiamma olimpica – un “triathlon” mitologico, quest’ultimo, che è già iniziato venerdì e puoi trovarlo qui. |
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A proposito, forse non sapevi che...
Il misterioso dio del mare.
Al principio fu Oceano, che con la sua sposa Teti (da non confondere con la nereide madre di Achille), “inondò” il mondo di tutte le cose. Omero confessa che se la loro vita di coppia non si fosse esaurita, la Creazione non avrebbe mai avuto fine.
Ma Oceano, per quanto il nome possa trarre in inganno, era un dio fluviale, non marino. Mentre il “vecchio” dio del mare aveva molti nomi e molte personalità, che non è sempre facile individuare e correlare. Viene chiamato Forco, Tritone, Glauco, Proteo, Nereo. Tutti questi “vecchi del mare” sembrano infatti provenire da una stessa figura originaria, che forse avrebbe perso importanza, frammentandosi in una serie di divinità inferiori, quando gli Olimpici guadagnarono lo scettro delle acque e del cosmo. |
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Arnold Boecklin, Spiel der Wellen (1883). |
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Tuttavia Poseidone e il “vecchio del mare”, pur agendo nello stesso ambiente, non si somigliano affatto. Sono anzi complementari: capriccioso e violento il primo, saggio e bonario il secondo. Se Poseidone rappresenta il mare nella sua veste più irosa e distruttiva, che allaga e dissecca e sommerge, Proteo/Nereo/Forco è l’anziano canuto e profetico, che protegge i marinai e favorisce la navigazione.
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Il mare cambiò?
È interessante chiedersi cosa sia successo quando Poseidone ha sostituito il “vecchio del mare”: la distesa acquatica, prima bonaria, sarebbe diventata tempestosa come il dio che la governava?
Dal momento che i miti raccontano molto più di quanto dicano, mi verrebbe infatti da pensare che la percezione stessa del mare sia mutata nel tempo. Se anticamente l’idea vincente era quella del mare calmo, in un secondo momento la versione burrascosa trionfò, oscurando l’altra senza distruggerla del tutto (perché le varie versioni del “vecchio” dio del mare rimasero latenti). |
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Étienne Jeaurat, Neptune.
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Si potrebbe quindi ipotizzare che, pur convivendo due personalità marine opposte, i Greci cominciarono a pensare come più rappresentativa la seconda – quella violenta, – tanto da giustificare il passaggio da un sovrano pacifico a uno più guerresco? O questo potrebbe avere a che fare un cambiamento sociale più ampio, ad esempio con il passaggio da una civiltà non belligerante, come quella cretese, a una assai più interessata alla guerra come quella micenea? |
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Il regno delle acque fa paura.
In fondo, {name}, a chi non capita di provare inquietudine davanti al mare? Davanti all’acqua? Davanti alle profondità?
Negli anni del liceo, quand’ero ancora abbastanza coraggiosa da andare a cuocermi in quella distesa di cemento+H2O che è la piscina comunale della mia città, provavo uno strano senso di angoscia a guardare sott’acqua nella vasca dei tuffi e a notare quanta distanza separava i piedi dei bagnanti dalle mattonelle del fondo: riuscivo quasi a sentire il peso di tutti quei metri cubi di liquido schiacciarmi i pensieri e non era un caso che alla fine tornavo sempre alla pozzanghera con lo scivolo dove sguazzavano i bambini. |
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Frame da Stranger Things, stagione 1.
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Nell’idea del “profondo” permane un viscido e allucinante senso di vita sconosciuta che brulica fuori dal nostro controllo. Così negli abissi, così nei meandri torbidi dei “fondi” delle nostre città. Quante volte nei film, nei romanzi, ci propongono il terrore del mondo-di-sotto? Un mondo spesso acquatico e sempre oscuro, popolato di mostri di ogni sorta, cresciuti deformi lontano dalla luce.
Penso al Sottosopra di Stranger Things – mi colpì molto la scena in cui Barb cadde dentro la piscina, – e penso al regno fognario di It. Penso anche, complice T. Braccini, alla leggenda “metropolitana” delle fognature di New York abitate da alligatori albini, che qualcuno non troppi anni fa scaricò con lo sciacquone.
Questo creepy-pasta apparentemente tanto attuale (e forse non a caso ambientato proprio a New York) in realtà ha un’origine molto antica. Te ne parlerò meglio nelle prossime settimane. |
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Fonti usate per la scrittura di questa newsletter:
G. Guidorizzi, Il mito greco vol. 1. Gli dèi.
R. Graves, I miti greci.
K. Kerenyi, Gli dèi e gli eroi della Grecia.
T. Braccini, Miti vaganti.
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Un libro consigliato.
Tra acqua, mare, mitologia e patria olimpica, questo mese non posso che parlarti di In viaggio con gli dèi. Guida mitologia della Grecia, di G. Guidorizzi e Silvia Romani: un’opera che sto divorando. |
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L’ho scoperta per caso, navigando online. Conoscendo gli autori (di cui ho già letto I miti delle stelle e Una passeggiata nell’aldilà) e l’editore Raffaello Cortina, l’ho acquistato praticamente a occhi chiusi. Te lo consiglio se, come me, hai la passione per la mitologia greca e soprattutto se vuoi approfondirla da un punto di vista insolito: quello geografico.
Tutti gli altri libri sul tema, che mi è capitato di leggere, hanno la struttura “per personaggi”: prima gli dèi, analizzati singolarmente, poi gli eroi, esplorati nel contesto delle loro saghe. Ma non è mai semplice capire in che modo le varie storie si legano al territorio. In viaggio con gli dèi risponde proprio a questa esigenza: capirci qualcosa senza dover usare il navigatore.
Gli autori immaginano un itinerario ideale nella Grecia continentale (sono escluse le isole, trattate in un volume a sé), soffermandosi di volta in volta sui racconti e sui culti che interessando una certa regione o una certa città. Lo stile è semplice e godibilissimo. Il testo poi è corredato di immagini a colori e contiene diversi riferimenti archeologici, quasi come fosse una vera e propria guida di viaggio! |
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Ti ringrazio per avermi letta fin qui.
Se hai domande, curiosità, commenti sul contenuto di questa newsletter o idee da proporre per i nuovi contenuti online, non esitare a scrivermi!
Puoi contattarmi sulla mia mail nupost.nr@gmail.com oppure sui miei social. A volte rispondo tardi, ma rispondo. |
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A presto e buona estate!
Nu. |
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