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Ciao {name},
ci ritroviamo che è già marzo inoltrato. Parafrasando Dante, anche se questa non è una selva oscura, non so ben ridir com’i’ v’entrai. Qualcuno dovrebbe mettere un limite di velocità al tempo, come si fa con le automobili. Un tempovelox che multi le settimane e i mesi che passano con troppa fretta.
(Sì, anche basta, dirai, con questa solfa oraria). Quindi passiamo alle dolenti note, da Guido d’Arezzo ai grandi “poteri” che derivano dai grandi numeri - di Guido ho parla in questo video, i grandi numeri invece li ho inaspettatamente fatti con questo e quest’altro, che mi hanno dato da riflettere su un paio di argomenti che ora ti propino.
👉 Passa a “Rivedersi dopo un mese” se vuoi leggere direttamente del mio romanzo o a “Marzo: mangiati e puniti” per le anticipazioni sui nuovi contenuti. |
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I cercatori d’uovo.
Da grandi numeri, l’ho già detto, derivano grandi offese. Non soltanto: i grandi numeri servono anche a far emergere i dottori in “Ricerca del pelo nell’uovo”, branca specialistica della laurea in Tuttologia e Scienza del Guru.
Tra i molti mi limiterò a citare l’esperto di geopolitica storica, imprescindibilmente qualificato, secondo la cui lectio magistralis “Nel 1200 Venezia non era in Italia” e “attualmente si trova nella nazione veneto e nello stato Italia”. Dovremmo in effetti, citando, finirla d’intestarci cose non nostre, noi italiani, che siamo “bravissimi in questo”. |
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Immagine generata con IA.
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Ma devo anche lasciare, se non altro per correttezza deontologica (e qui sono seria, giuro), uno spazio ai due cercatori d’uovo che segnalavano rispettivamente che il clima medievale era mediamente mite e che niger nella pronuncia (verosimilmente) latina si leggeva con la velare e non con l’affricata (e cioè nigher e non niger).
✅ Sì: il clima medievale, almeno per una parte, sembra sia stato meno freddo di ciò che pensiamo. Peccato che il mio “freddo porco” si riferisse al freddo in casa, non al freddo climatico. Anche il nostro è un periodo di “surriscaldamento”, eppure mi pare che nessuno in inverno tenga i termosifoni spenti o le finestre aperte.
✅ Sì: i Romani probabilmente leggevano il segno “G” come noi lo leggiamo a fianco alle vocali A, O e U, e lo stesso vale per “C”, tanto che Cicerone si sarebbe letto con due k (“Kikero”). Nel video sul gatto Nerone ho peccato di lettura affricata, ma solo perché non ho pensato d’inserire questa ulteriore informazione, sicché me ne pento e me ne dolgo. Amen. |
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Vuoti storici, ban e Shoah.
Il primo premio per il commento più detto, tuttavia, lo vince il: “ma queste parole censurate?????”. Era in numerose versioni, devo ammetterlo. Tutte però s’imperniavano sullo stesso meccanismo:
1. Chiedo perché.
2. Non aspetto risposta.
3. Do del buffone al creator.
Per questo caso specifico mi riferisco al video sulle foto dei Sonderkommando, per il quale PURTROPPO e non certo per nostra volontà io e Stefano siamo stati costretti a silenziare alcune parole. Forse YouTube non fa tante storie, ma gli altri social sì e c’è rischio il d’essere bannati o rimossi a non rispettare certe regole bigotte. |
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Più semplice, certo, dire che il problema della censura “andrebbe dibattuto e combattuto”, e cioè che debbano combatterlo i creator anche a rischio di essere buttati fuori dalle piattaforme.
Vabbé, del resto noi italiani, oltre a essere “bravissimi” nell’intestarci cose non nostre, guidiamo l’avanguardia dell’armiamoci e partite, nessuno ci batte. |
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La censura non esiste.
Finché non dici “fascismo”, “nazismo”, “sesso” o “suicidio” su TikTok. O forse non esiste per chi non ha mai avuto problemi con contenuti oscurati, limitati o rimossi. Ma non è il mio caso.
Tra aprile e maggio dello scorso anno, i video che pubblicavo su TikTok finivano puntualmente sotto l’Occhio di Sauron, tanto che avevo persino trovato un jingle di accompagnamento – Eye in the sky degli Alan Parson Project. Era snervante, perché a lungo andare è diventata una penalizzazione.
Mi è successo coi video più strani: L’origine della pizzica, Gli amori tragici di Apollo, I contrappassi greci prima di Dante, Le streghe di San Giovanni, Il mito di Mirra e soprattutto con L’invenzione della lira, che non solo è stato oscurato ma rimosso. Incredibile.
Incredibile considerando che raccontava un mito, e neanche uno controverso. La parte problematica? Non ne ho idea. Forse la frase “Hermes trovò una tartaruga, la uccise e ne ricavò la lira”? O la presenza di statue nude previamente censurate? |
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Una delle molte censure del video: i capezzoli non vanno MAI bene.
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Come che sia, figurati, {name}, cosa può succedere a parlare di argomenti che i social reputano sensibili o ancora politicamente orientati - che è, appunto, il caso del nazismo, del fascismo e dei campi di sterminio. |
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Smandrupparsi appolpettando.
Ho provato a risolvere o a sorvolare il problema in tanti modi, anche confrontandomi con altri creator. Perché di fatto di un problema si tratta ANCHE PER ME, che oltre a limitare gli argomenti, fare giri di parole e pregare iddio che l’algoritmo non mi spari addosso, devo anche tagliuzzare i video in cerca dei termini potenzialmente pericolosi.
(Ah, sì, perché almeno se ci fosse un ca**o di indice dei termini vietati non starei, come gli altri creator, a lamabiccarmi il cervello tutte le volte).
Ciò che ho provato e che provo ancora a fare è una “guerra” di resistenza che mira a mostrare più che a combattere. Non ho gli strumenti per fermare la censura sui social, ma vorrei almeno che la questione fosse manifesta: ecco perché ho cominciato a mettere vestitini ai dipinti, a inventarmi parole e locuzioni (smandrupparsi, appolpettare, spacchettare, andare nel regno dei sonni eterni) o a lasciare dei vuoti volontari.
Ma ho anche intenzione di parlarne apertamente in un video lungo, che uscirĂ durante questo mese proprio sul mio canale YouTube.
In conclusione quindi la censura esiste eccome, e da sempre sui social, ma finalmente i piĂą cominciano ad accorgersene. |
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Rivedersi dopo un mese.
Nella newsletter di febbraio, non ho parlato del romanzo che sto scrivendo, perché non c’erano aggiornamenti di sorta. Ho avuto poco tempo e poca ispirazione e non sono ancora riuscita a riprendere il ritmo. Purtroppo la scrittura e la creazione dei contenuti (tutti i contenuti) mi occupa più spazio di quanto vorrei e spesso a farne le spese è proprio il romanzo.
Devo purtroppo ammettere a me stessa, ma anche a te, {name}, che sono mesi ormai che fatico a regolarizzare la scrittura. Un po’ perché ho tantissime cose da fare (e a volte penso di essere una vera kamikaze a non tirarmi indietro davanti a nulla: ho sempre l’impressione che le nuove idee siano troppo stimolanti per ignorarle) un po’ perché mi sto addentrando in una parte della storia che conosco poco e che si sta rivelando mediamente più ostica delle altre.
Parlo della “parte” ambientata nel passato (il mio romanzo si sviluppa su due linee temporali, una nel “presente” e una nel “passato”: ne avevo parlato qui). Forse avrò scoperto - come certi hater non perdono occasione di segnalare - “l’acqua calda”, ma scrivere del passato è più difficile e spesso meno divertente che raccontare storie ambientate nella quasi quotidianità . La materia si fa più seria e, se questo aiuta nei momenti d’azione, non facilita la scrittura dei momenti di formazione dei personaggi, che pur non posso ignorare. |
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Lo scartafaccio non muore mai.
Per ritrovare un po’ di motivazione, ho scartabellato tra i miei vecchi scartafacci: le carte (fisicamente tali, perché prodotte in tempi pre-IA selvaggia) che contengono gli appunti, le cartine, le raffigurazioni dei luoghi, dei simboli e spesso degli ambienti che ho descritto.
Molto di questo materiale è datato e ormai pressoché inutile, ma è comunque interessante sfogliarlo: fa tornare a galla spunti che avevo sepolto o dimenticato e mi dà la dimensione di come le cose siano cambiate, come se potessi a posteriori ricostruire la storia della storia. I filologi utilizzano gli scartafacci degli autori (otto-novecenteschi in genere, perché salvo rari casi le loro carte sono andate perdute) per ricostruire la vicenda editoriale dei loro libri, quindi a volte mi sento una specie di filologa (di me stessa) anch'io.
Si tratta di materiale, questo, che in gran parte resterà privato, perché pieno di spoiler. Ma se vuoi dare un’occhiata, ti faccio sbirciare tra gli appunti e i disegni meno “rischiosi”, che trovi a seguire. |
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Marzo: mangiati e puniti (non necessariamente nell’ordine).
I contenuti che avevo pensato per marzo cominceranno con una settimana di ritardo, e cioè da lunedì. Marzo per me vuol dire soprattutto Dantedì, ma considerando i due argomenti di punta dei video lunghi (in arrivo sul canale) ho pensato di declinare la questione del viaggio nell’oltretomba in vari modi, lasciando al periodo di Pasqua un video specifico sull’Inferno dantesco.
In questo mese invece tratterò soprattutto dei “puniti” del mito greco e delle empietà connesse alle loro punizioni, come il cannibalismo, di cui in parte ho già parlato il mese scorso con Lo Storico Seriale. Spunterà qualche video breve di storia quotidiana, qualche Fiaba Creepy e ovviamente non mancherà qualcosa sul tema Biancaneve. Sono in arrivo tre collaborazioni, la prima proprio lunedì.
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A proposito, forse non sapevi che...
Dante non ha inventato niente.
Quando si parla di “contrappasso”, Dante aveva in effetti più d’un esempio proveniente dal mondo greco-romano, dove agli empi in vita toccavano in morte le pene più varie. Odisseo, nel suo quasi viaggio ultramondano, incontra Orione, Tizio, Tantalo e Sisifo: tutti puniti secondo una modalità che almeno in parte ricorda le loro colpe terrene.
Orione incalzava “le stesse bestie che da vivo aveva ucciso sui monti solitari” e Sisifo, che in vita faticò a farsi uccidere, sosteneva e spingeva un “macigno verso l’alto di un colle, ma quando stava per superare la vetta [...] il macigno spietato rotolava giù” (Odissea, XI, 572-598). Da quest’ultima pena, tra l’altro, Dante prenderà spunto proprio per i suoi avari (Inferno, VII, 25-45), condannati in eterno a spingere in cerchio degli enormi massi mentre s’insultano carinamente tra loro.
Anche Tantalo non se la passava bene. Sempre Odisseo racconta che stava affondato per metà dentro uno stagno e provava a bere, ma inutilmente, perché ogni volta l’acqua si ritirava. Ti racconterò nelle prossime settimane il perché di questa terribile punizione. |
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Tiziano Vecellio, Sisyphus, 1548-1549.
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Una mela al giorno (ma non al bacio).
Anni fa il bacio di Biancaneve sollevò un polverone e tuttora le più illuminate delle menti continuano a dire che la sua è una “brutta storia” corredata da un “messaggio molto sbagliato”.
Non mi esprimerò sul senso e sull'interpretazione di quel bacio, pur senza esimermi dal collocarlo nel suo giusto tempo, e cioè nel 1937, ma vorrei concentrarmi su qualcosa che forse ancora pochi sanno: nella fiaba, anzi nelle fiabe originali di Biancaneve non c’era proprio nessun bacio. La bella morta messa in una cassa di cristallo si risveglia di volta in volta per cieca fortuna. Assai più inquietante piuttosto è l’insistenza sulla necrofilia del principe di turno, che vede la ragazza sempre e solo per la prima volta da morta e se ne innamora.
Zio Walt Disney almeno ha fatto in modo che il loro primo incontro avvenisse quando erano entrambi ancora vivi. |
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A. Zick, Biancaneve, XIX secolo.
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Un paio di mutande a Michelangelo, grazie.
Sempre dagli USA giunse, nel 2023, l’assurda notizia che in una scuola di Tallahassee, in Florida, le famiglie s’indignarono a scoprire che ai loro figli adolescenti era stato mostrato il David di Michelangelo in tutta la sua granitica nudità - lui, almeno, senza la maglietta California dreaming che è toccata al mio Poseidone.
La preside fu costretta a dimettersi e lo sdegno volò oltreoceano. (Probabilmente era poco diffusa la notizia che già allora TikTok facesse piazza pulita di tutti i nudi in pietra o tela che gli incauti creators osavano pubblicare).
Sorprende perché siamo nel XXI secolo, ma non dovrebbe sorprenderci per tutte le altre volte che è accaduto in passato. A Daniele da Volterra il compito ingrato di mettere le mutande ai nudi degli affreschi michelangioleschi valse addirittura il soprannome che lo avrebbe reso celebre, “Il Braghettone”. Ne riparleremo presto. |
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Dettaglio censurato del Giudizio Universale.
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Fonti utilizzate per scrivere questa newsletter:
Dante, Inferno. Omero, Odissea. J. e W. Grimm, Fiabe. A. Afanas’ev, Fiabe russe. A. Puskin, Fiabe in versi. |
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Ti ringrazio per avermi letta fin qui.
Se hai domande, curiositĂ , commenti sul contenuto di questa newsletter o idee da proporre per i nuovi contenuti online, non esitare a scrivermi!
Puoi contattarmi direttamente sulla mia mail nupost.nr@gmail.com oppure sui miei social. A volte rispondo tardi, ma rispondo. |
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