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Piccoli brividi autunnali
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Ciao {name},
è bello tornare a scriverti dopo una lunga, lunga pausa. Ho inviato l’ultima newsletter a metà luglio (argh, una vita fa) con l’ingenua speranza che a settembre ne avrei scritta un’altra. Ma non è andata così. In mezzo si sono incuneati cambiamenti importanti e centinaia di pagine scritte; l’autunno ha lavato via l’accidia afosa dell’estate e dopo un mese di soli tiepidi, brezza rasserenante e tramonti rosa, gli alberi del giardino stanno ormai cambiando colore.
Ti scrivo dallo studio di casa, fuori piove, il noce verde e giallo svetta al margine dei campi nebbiosi. Sono le dieci del mattino, venerdì. Potrei essere a scuola, ma quest’anno no: per me la scuola non è mai ricominciata. |
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Rompere l’eterno ritorno.
Settembre è da sempre il mio gennaio. Lo è stato al liceo, all’università , negli anni in cui aspettavo con ansia che il pallottoliere delle graduatorie sputasse fuori il mio nome, e lo è stato, poi, ogni primo del mese, quando la sveglia del collegio docenti è suonata puntuale a dissipare i bagordi delle ferie.
Come Persefone che torna nell’Ade, ho sceso anch’io un milione di scale con l’arrivo dell’autunno e le ho risalite (tutto il milione) a primavera, a conferma che l’eterno ritorno non è morto con l’avvento della modernità e che il futuro, anche ora, non è solo una proiezione verso l’infinito e oltre.
Quest’anno invece le cose sono andate diversamente.
Non che la cosa mi affligga: intendiamoci, non ho mai vissuto un autunno (stagione di lentezza, di raccoglimento, di tè caldi e primi camini accesi) senza l’ansia della ripresa, o dell’attesa, quindi poterlo fare ora, senza il peso insostenibile del “cosa farò da grande”, è proprio il regalo che avrei chiesto per il compleanno (il prossimo mese) o per un anno di matrimonio (qualche giorno fa). |
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Ancora pattern autunnali in quel del mio giardino. |
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365 giorni con la fede al dito.
Lo scorso 12 ottobre, in caso, {name}, avessi perso la newsletter in cui ne parlavo, che però se vuoi puoi ancora leggere qui, mi sono sposata. Anzi, ho sposato Giacomo, che sennò sembra che ho sposato me stessa. E siccome sono il tipo che guarda le fotografie o vecchi video a cavallo degli anniversari, per l’occasione ho riletto la newsletter in cui ne parlavo (sì, fa un po’ ridere, lo so) e inevitabilmente mi sono emozionata.
Come quando rileggi una pagina di diario a cui tieni particolarmente.
Ne ho concluso che, ringraziando il cielo o entità X che governa questo mondo, l’ho scritta, altrimenti molti dettagli li avrei probabilmente dimenticati. Mi sono pentita, invece, di non aver raccontato il viaggio di nozze… avrei voluto dedicargli una seconda newsletter speciale, ma non ci sono riuscita per (indovina?) mancanza di tempo. Sic est. |
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Sposarsi: una stima.
Ah, sì, ho fatto anche quella cosa terribilmente millennial che nella pratica non ha nessuna utilità ma vabbè: una stima. Un anno dopo, porto ancora la fede all’anulare della mano destra, perché sulla sinistra mi sta larga e sono troppo pigra per portarla a stringere.
Ma oltre questo, nella pratica non è cambiato molto, anzi forse non è cambiato proprio niente. Che, credo, è ciò che accade quando ci si roda per qualche anno a vivere insieme prima di decidersi a dire sì: l’unico consiglio utile che uno pseudo corso prematrimoniale potrebbe dare (e che soprattutto varrebbe la pena spiegare ai fanciulli per i quali è vietato fare educazione sessuale a scuola ma nei fatti non accedere a porn-hub).
Di diverso c’è che posso finalmente chiamare mio marito “mio marito” e non cringiare nell’imbarazzante catalogo di definizioni alternative: il mio ragazzo (che fa tanto adolescenza), il mio fidanzato (che è fuori moda come il cocktail di gamberi) e il mio compagno (sempre indecisa se faccia più over-cinquanta o più soviet). |
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Le foto post-matrimonio che ci siamo fatti da soli (con comando remoto e mia madre che aiutava con gli scatti) circa un anno fa. Le ho editate solo in questi ultimi giorni. Se vuoi vederne altre le trovi sul mio Instagram personale. |
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Lo rifarei? Indubbiamente. Già di riti in cui credo davvero me ne sono rimasti pochi, almeno un paio qua e là devo lasciarmeli. E poi concedersi un giorno per festeggiare è sempre una buona cosa: le feste fanno bene, soprattutto se non sono “comandate”.
C’è una sola che se potessi non terrei, ma fa parte del pacchetto: che se ora al supermercato o in fila alle poste mi chiamano “signora” e non “signorina” hanno ragione, sigh. |
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Cosa ho fatto e non ho fatto in questi mesi.
Avevo promesso un video lungo sulle sirene nel mito. Nell’ultima newsletter scrivevo “salvo imprevisti”, ebbene: imprevisti ce ne sono stati, quindi il video è rimasto incompiuto. Lo riprenderò la prossima estate, che ora è decisamente fuori stagione.
In compenso ho passato questi mesi a scrivere, a girare e a editare.
Ho registrato prima della fine dell’estate tutti i video che usciranno da qui a marzo, quindi, {name}, non aspettarti contenuti di stringente attualità su argomenti che non ho potuto prevedere. Così, nei prossimi mesi mi occuperò solo di editare e di scrivere i testi per la primavera/estate. Ma soprattutto: mi dedicherò a finire il romanzo, che sarebbe pure l’ora. E siccome anche la stagione è coerente, farò del mio meglio per concludere i capitoli che mi mancano. |
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Colori autunnali sulle montagne abruzzesi. |
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Un libro pronto per metĂ .
Pur non avendo scritto moltissimo, ho dedicato le ultime settimane a revisionare in modo definitivo le prime 300 pagine del romanzo, che corrispondono alla prima parte. Mio marito (ti confermo, è soddisfacente sapere come chiamarlo), dopo essersi smazzato tutta l’alfa-lettura in fase si stesura, ha già completato anche la beta. Che vuol dire, che si è smazzato di nuovo la storia dal principio, ma revisionata e limata (e nella sua completezza).
Ti confesso che l’idea era tentare di dividere il romanzo, perché ora come ora ho scritto circa 510 pagine (carattere 9 su pagina A5, quindi più o meno formato tascabile) e più di 210.000 parole, che è decisamente troppo per un’esordiente. Così mi sono detta: e se il primo romanzo finisse a cavallo della prima parte?
Il risultato non è stato soddisfacente, ma lo spettro delle 70/80.000 parole, che è il massimo che si richieda normalmente per un primo libro, non smetterà di tormentarmi.
Di positivo però c’è che il romanzo sembra almeno aver superato le ferree aspettative del suo primo lettore. D’accordo, quel lettore è pur sempre mio marito, ma questa semmai è un’aggravante, non un’attenuante: chi altro avrebbe potuto quasi bocciare un capitolo solo perché finiva con la frase “l’amò completamente”? |
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Novembre di brividi e romanticismo.
Questo, {name}, è quel periodo dell’anno: quello in cui parlo di argomenti cupi, di morti e di oltretomba. So che tutti di primo acchito m’immaginano a prendere il tè in porcellane inglesi, vestita come La signora del West, mentre accarezzo i gatti (cose che peraltro corrispondono a verità ), ma ho anche un animo romantico, che vuol dire che l’inquietante e il tenebroso mi attirano particolarmente. |
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Le due inscindibili facce della medaglia: fiorellini e oscuritĂ . |
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Hai presente quella fase dell’adolescenza in cui aspetti che qualcuno ti racconti la storia sul fantasma di turno? Ecco, io non l’ho mai superata. Anzi, l’ho approfondita. Del genere che quando ho scoperto che esistevano anche saggi seri sul folclore, sulle leggende e sui racconti di paura (e non solo Piccoli Brividi o dubbi romanzetti che nel titolo promettevano “segreti” e “misteri di”), ho capito che valeva la pena anche diventare grandi.
Per il tradizionale speciale di Halloween, quest’anno ho deciso di rispolverare un tema che avevo già trattato anni fa e che da un pezzo non è più online. Domenica 26 alle 19:00 uscirà sul mio canale Tre storie di Vampiri nell’Antica Grecia, di cui trovi già la preview. |
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Non si tratterà però di un video autonomo. Ho infatti deciso di riprendere in mano il progetto Indagine sul Vampiro, a cui avevo cominciato a lavorare anni fa e che tuttavia era rimasto incompiuto. A partire da novembre, la serie uscirà su YouTube nella nuova edizione completa degli episodi mancanti. Questo vuol dire, {name}, che ti aspettano un po’ di quelle suggestioni orrorifiche di cui sopra.
Ma continueremo anche parlare di fiabe, soprattutto di fiabe truculente, come quelle raccolte e raccontare dai Grimm o inventate da Andersen. Sono in arrivo anche alcuni video brevi piĂą strettamente legati al ritorno dei morti che accompagna Halloween e alla mitologia greca, che non guasta mai.
Soprattutto è in arrivo anche un video lungo su Frankenstein che, salvo imprevisti, sarà online tra un paio di domeniche. Stavolta, però, diversamente dal buco nell’acqua delle sirene di quest’estate, ho già girato tutto, quindi o di testa o di piedi uscirà . |
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A proposito, cosa potresti aver perso...
Le ultime uscite sui miei canali social.
Tanto che è al cinema l’ennesimo Dracula (che si preannuncia un Dracula di Bram Stoker di Coppola di Besson), puoi portarti avanti e recuperare il video che ho dedicato all’argomento per l’uscita di Nosferatu, a gennaio. |
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Di recente è uscito anche un video dedicato ai Primi testi italiani che si conoscano. Era nel cassetto (anzi, nella memoria esterna) a stagionare da quasi un anno, così mi sono decisa a tirarlo fuori. Ti sarà utile per scoprire che fin dagli albori l’italiano è stata una lingua volgare. |
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Consigliati per l’autunno che manca.
Un saggio: Prima di Dracula. Archeologia del vampiro, di T. Braccini.
Il libro migliore che abbia trovato e letto sull’argomento. Di taglio accademico ma comunque accessibile, si focalizza soprattutto sul mondo greco/mediterraneo e ha il pregio di trattare la questione in modo serio e supportato da fonti. Ti confesso, {name}, che io non sono mai stata una grande fan dei vampiri (sulla scia del successo di Twilight a dire il vero non li sopportavo), ma Prima di Dracula, ricostruendone una “storia possibile” che dall’antichità arriva fino ai nostri giorni, me li ha fatti rivalutare come una delle più suggestive e complesse figure del folclore mondiale.
Un romanzo: Abbiamo sempre vissuto nel castello, di S. Jackson.
Non il classico romanzo horror, ma qualcosa di insolito e sottilmente inquietante, con atmosfere distorte, liminali, in equilibrio precario tra realtà e follia, sicurezza e terrore. L’autrice è nota soprattutto per L’incubo di Hill House, ma Abbiamo sempre vissuto nel castello è un’opera che, a mio parere, si “tiene” meglio: più compatta, forse più matura e indubbiamente più originale. |
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Una serie tv: Gravity Falls.
Non un telefilm, ma una serie animata firmata Disney: strane cose accadono in Oregon, a Gravity Falls, nella cittadina dove due gemelli adolescenti, Dipper e Mabel, trascorrono l’estate. Apparentemente non una trama originalissima, ma lo svolgimento è tutt’altro che scontato. Da situazioni comiche, vivaci, strampalate, nonsense, si arriva a un fondo di misteri inquietanti, pur senza mai perdere completamente la sensazione di piacevolezza e rassicurante familiarità che appare fin dal primo episodio. |
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Ti ringrazio per avermi letta fin qui.
Se hai domande, curiositĂ , commenti su questa newsletter o idee da proporre per i nuovi contenuti online, non esitare a scrivermi!
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