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Ciao {name},
il mantra dei miei ultimi giorni è stato: “scriverò la newsletter prima della fine di giugno”. Ho ancora poche ore per portare a termine la missione. Ci riuscirò? Se stai leggendo sì, vuol dire che ce l’ho fatta. |
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Clima infame e altri disagi.
Com’è stato il tuo torrido inizio d’estate? Boccheggi al mare o in qualche città da bollino rosso? E se sei tra quelli che anche con 50° all’ombra lavorano in uffici/aule/altri gironi danteschi senza il lusso dell’aria condizionata, possiamo darci la mano e grondare insieme lacrime e sudore.
Di positivo c’è (per me) che quest’anno, dopo diversi giugno di condanna senza indulto, ho schivato gli Esami di Stato. Una delle cose (anzi, la cosa) che più odio del mio lavoro: mattine che sai quando cominciano ma non quando finiscono, noia inenarrabile (il massimo che può capitarti è ascoltare qualche scemenza, come D’Annunzio che faceva l’estetista), caldo mortale (mai che piova una volta una), ventagli come unici alleati, inevitabile puzza di ceralacca e sedie scomode (probabilmente le stesse dai tempi della guerra in Vietnam).
Senza parlare della disparità tra docenti a cui la tortura tocca sempre e altri a cui non tocca mai. Ma non apriamo la parentesi o potrebbe terminare l’anno prossimo.
Comunque una cosa è certa: se c’è qualcuno che odia più degli studenti quel falso e obsoleto pseudo rito di passaggio che sono gli Esami di Stato, quel qualcuno è la commissione. O almeno io.
Ma, dicevo {name}, che per una volta l’ho scampata. E questo è il positivo. Il negativo invece è che maggio e giugno sono stati per me dei mesi complicati, fisicamente difficili. |
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Verso precipite soluzione.
Per parafrasare il già citato Alighieri (che sovviene sempre quando si parla di caldo e perigliosi dintorni), non dirò dei problemi, ma de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte. Non foss’altro perché i problemi non li ho ancora risolti del tutto. Benché a qualcuno siano EVIDENTEMENTE sembrati poca cosa. Del resto cos’è una difficoltà a cospetto di Dio Padre Lavoro?
Ma torniamo a l’altre cose.
Per oltre un mese ho trattato il mio corpo come se fosse una cosa da aggiustare a tutti i costi. La frustrazione e la rabbia hanno fatto il resto. Due cose mi facevano veramente uscire dai gangheri (anzi tre, ma sorvoliamo sull’ultima): la sensazione che le leggi siano fatte per fregarci e la certezza che per certi problemi molto specifici (come quelli che riguardano certe donne in certe situazioni e per certi motivi - tutti parametri in netta minoranza per la scienza, sigh) non esistano né rimedi né informazioni coerenti. Sul serio: è stato impossibile trovare una strategia, una soluzione, una medicina, qualsiasi cosa per fermare, o perlomeno per gestire il mio problema, che è tornato puntualmente a presentarsi ogni uno/due giorni per oltre due mesi.
Perché finché si tratta di fare ricerca sulla disfunzione erettile non c’è problema, ma se la questione riguarda l’allattamento la risposta è una: allattare è naturale. Ma naturale non vuol dire facile, non vuol dire automatico e non vuol dire ovvio. Anche la disfunzione erettile è naturale, ma per quella il catalogo delle pasticche è ampio. O almeno esiste.
Io ho avuto a disposizione solo una crema di dubbia utilità.
Così ho dovuto prendere il mio “naturale” e aspettare che il corpo la risolvesse da solo, coi suoi tempi. È finita che, contro un mare di suggerimenti antiquati, contraddittori o semplicemente errati, ha funzionato una sola cosa: la tranquillità.
Esattamente il tipo di rimedio che né il capitalismo né il mondo del lavoro, che in fin dei conti sono la stessa cosa, vogliono concederti. |
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Alcune parti belle degli ultimi mesi. |
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Cambiamenti onesti dopo la gravidanza.
Altri micro problemi si sono aggiunti al big one. Il post-parto è notoriamente un periodo sudato. Ma nel vero senso della parola. Si suda, maledizione, e si puzza di sudore. Sì, lo so, il tuo corpo sta producendo latte e smaltendo ormoni e blablabla, ma sudare e puzzare contribuisce a farti sentire un relitto ambulante.
Poi si perdono i capelli. A pioggia. Ne sbrogli due, cinque, dieci ogni ora dalle mani e dai piedi di tuo figlio (figlia per me - i bambini hanno mani perfette per attrarre i capelli, così umidicce e piene di pieghe) finché cominci a trovarne ovunque: nelle ciabatte, nei vestiti, nel letto, sul divano… persino la polvere sul pavimento scende in netta minoranza rispetto ai nugoli di capelli. E questo è proprio il momento migliore per darsi alle pazze pulizie di casa!
Segue il sonno. Il sonno è cronico. Non vorresti che dormire, a ogni ora, su ogni superficie, con ogni temperatura.
E la fame? Due ore dopo la cena lo stomaco rintrona meglio di una cattedrale deserta. Ma hai così sonno che scegliere tra mangiare e dormire diventa veramente un dilemma amletico.
Peggio di tutto però c’è la sete. Bevi più di una Ferrari col serbatoio sfondato. E convivi con tutta una serie di doloretti che si risvegliano a intermittenza: schiena, braccia, spalle, tendini. Ho scoperto per esperienza che esiste anche una tendinite specifica, la “tendinite delle neomamme”, o Sindrome di De Quervain, che praticamente non ha rimedio.
O meglio, rimedi ne avrebbe… consigliati riposo (che non puoi permetterti), antinfiammatorio (paracetamolo e ibuprofene, che non funzionano), arnica (devi metterla usando le mani e se ti fanno male…), evitare i movimenti-problema (ma puoi evitare di prenderla in braccio la causa del problema?). Insomma, nessun rimedio.
Resta il fatto che avere con te il tuo piccolo è una delle sensazioni più belle al mondo. Quindi i dolori passano anche senza passare. O, semplicemente, sei tu che ci passi sopra.
Solo la Natura poteva inventare una cosa attraente come un cucciolo per convincerti a sopportare tutto (ndr). |
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(Trovare) il tempo per scrivere.
L’amore è prioritario, anche sulle passioni. Si legge: ho rimesso in pausa il romanzo. Non avrei voluto, ma è stato impossibile trovare la concentrazione necessaria. Anche concentrarsi, ahimè, richiede tempo.
Se ho continuato a pubblicare contenuti è solo perché scrivere i testi dei video è molto più semplice. Ogni script è autoconclusivo e lo sforzo immaginifico è minimo. Lo stesso vale per il montaggio. E comunque ho dovuto inventare strategie anche in questo senso… le principali, {name}, a seguire.
1. Dormire prima di tutto (sempre, ovunque).
2. Il superfluo può aspettare (anche mettere in ordine, rifare il letto e lavare i piatti).
3. Solo obiettivi minimi: uno script, una pagina letta, un video montato, niente di più per una singola giornata.
4. Leggere a mia figlia… le fonti.
Sì, qualunque fonte. Finché i bambini sono molto piccoli non fa differenza se proponi Cenerentola, il Don Chisciotte o la lista della spesa. Per cui, dopo i primi mesi all’insegna de La compagnia dell’anello, ho traviato la piccola con qualche catasterismo, un fritto misto di miti e l’Odissea (note comprese).
Delle due l’una: o diventerà un’erudita con la passione per la letteratura o si darà alla matematica, dando una svolta al patrimonio genetico che le abbiamo consegnato.
Niente però sarebbe possibile senza il supporto della famiglia. Nonni che intrattengono, nonne che cucinano e mariti che santamente si occupano delle faccende, mentre svolgono il ruolo di genitore (se può farlo una donna può farlo anche un uomo), fanno tutta la differenza del mondo. |
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Verso l’Egeo e oltre.
Luglio, quest’anno, avrà un solo mare: l’Egeo. Ero sinceramente troppo indaffarata per ricordarmi che a breve uscirà The Odyssey di Nolan, ma non lo era l’utente che, su YouTube, mi ha suggerito di seguire il trend (o forse dovrei dire la corrente) e raccontare a mia volta l’Odissea. Purtroppo ho smarrito il commento nel mare colore del vino dei commenti senza risposta… quindi non so nemmeno se ho risposto sì o no o grazie (abbi pazienza, {name}, in questo periodo mi è facile confondere social e pannolini). |
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Ulisse a confronto. A sinistra, Johann Heinrich Beck, Odysseus bei Calypso am Meeresufer sitzend, 1820 circa. |
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Ma ho preso al volo lo spunto e mi sono tuffata a capofitto in quella che è (e più la approfondisco più mi accorgo che non è solo una frase fatta) una delle opere più avvincenti e fantasmagoriche della letteratura. Volevo ovviamente dedicarle chissà quanti contenuti, ma ho cercato di ridimensionarmi, optando per un racconto breve a puntate diviso per canti. I primi usciranno nelle prossime settimane.
Luglio però sarà anche un mese a programmazione ridotta: due soli video brevi per YouTube, ai quali cercherò di compensare con qualche post. Ho infatti intenzione di portarti in viaggio con me. Dove? Lo scoprirai prima che la concava nave rientri in terra patria. |
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A proposito, forse non sapevi che...
Erano tutti strafighi.
Non siamo mica i primi a immaginare i protagonisti delle storie come inguaribili bellimbusti. Anche in questo (e non è certo l’unica cosa), l’Odissea ha fatto da esempio per i secoli successivi.
Ecco infatti Telemaco “bello come un dio”, Ulisse “divino” e “rorido di bellezza e di grazia”, Penelope che, pure sfiorita, è stata bella, Nausicaa che spicca tra le ancelle come Artemide tra le ninfe. E si potrebbe continuare…
Del resto il modello di riferimento erano gli dèi, tutti bellissimi. Unica eccezione, il povero Efesto, che in compenso aveva spostato Afrodite. |
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Jean Alfred Marioton, Ulisse e Nausicaa, 1888. |
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Mobili Ikea prima di Ikea.
Leggendo l’Odissea non è raro imbattersi in qualcuno che monta un tavolo “ben levigato” per accogliere degli ospiti. Sorprende (almeno me, che ho l’abitudine di soffermarmi soprattutto sui dettagli dimenticabili) la levigatura. Perché doverla specificare? Solo perché il catalogo degli epiteti adatti a un tavolo era limitato? E comunque perché mettere in evidenza proprio questo?
In tutte le occorrenze che mi è capitato di incontrare (ma lo studio non è finito), i tavoli “ben levigati” figurano sempre nelle dimore dei sovrani: di Ulisse, di Nestore, di Menelao, di Antinoo… segno che forse le superfici lisce fossero un lusso per pochi? Non sarebbe così strano. Immagino che levigare un tavolo richiedesse abilità, lavoro e strumenti, che probabilmente pochi potevano permettersi di pagare.
Ma un tavolo montato all’occorrenza e semplicemente liscio suggerisce anche un’estetica piuttosto spartana, lineare, oggi diremmo “minimal”. Insomma, non proprio un mobilio che avrebbe incontrato il gusto di Luigi XIV. |
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Il Salone di Venere alla reggia di Versailles, da Wikipedia Commons. |
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C’è anche un altro aspetto a mio parere interessante: i re del tempo avevano sale adattabili alle evenienze, o almeno al numero degli ospiti. “Aggiungi un posto a tavola” versione Antica Grecia. E sai cosa, {name}? I tavoli smontabili hanno avuto vita lunga nella storia: le miniature tardomedievali ancora ce li mostrano proprio nei palazzi degli aristocratici! Bisognerà infatti aspettare qualche secolo ancora perché ai grandi ambienti spogli e poco ammobiliati subentri il gusto barocco che siamo abituati a immaginare nelle case dei re.
Sarà una casualità che questo cambiamento coincida proprio col consolidarsi del potere assoluto, e quindi di una ricchezza spropositata nelle mani di un unico regnante? |
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Miniature del Libro d'ore di Louis de Laval, dettagli.
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Un libro consigliato.
Non posso esimermi, {name}, dal consigliarti, se non l’hai ancora fatto, di dare una chance all’Odissea. Lo so, potrà sembrarti una… odissea leggerla, ma scoprirai che si tratta di un’opera molto più moderna ed entusiasmante di quanto sembri. Anche la sua costruzione, l’alternarsi dei punti di vista, lo spessore dato ai personaggi farebbero impallidire parecchi romanzi strategicamente costruiti per il mercato odierno (anzi, soprattutto quelli).
Siccome però il vasto abisso delle edizioni omeriche potrebbe farti annegare, ti suggerisco quella che sto leggendo io. L’ha selezionata mio marito, uno che sceglie i libri in base alle note (e al quale persino per me è un problema regalarne uno): l’Odissea con il commento di Vincenzo di Benedetto, pubblicata nei Classici Rizzoli della BUR.
Il commento è molto denso e l’apparato delle note è quasi più lungo della stessa Odissea. Di Benedetto sarebbe stato capace contare quanti pidocchi ci fossero sulla testa di Ulisse, quindi se ti piace questo genere di speculazioni a metà tra letteratura, critica e storia, questa edizione farà al caso tuo! |
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Leggi la mia intervista!
Prima di lasciarti, {name}, ti propongo anche di dare un’occhiata alla mia intervista pubblicata da Startupitalia per la rubrica Unstoppable women, dove ho parlato delle origini di Nu Post, dei progetti vecchi e nuovi, del mio lavoro e di varie altre cose. La trovi qui in basso. |
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Qualche ringraziamento d’obbligo: a Veronica, per avermi suggerito questo articolo; a Daria, perché nella ricerca di laboratorio anche i topi si preferiscono maschi; ad Alessandro per l’intervista e la paziente attesa; all’utente che mi ha consigliato l’Odissea; e soprattutto a mia madre, senza la quale col cavolo che capivo l’importanza della tranquillità d’animo. |
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Ti ringrazio per avermi letta fin qui.
Se hai domande, curiosità, commenti su questa newsletter o idee da proporre per i nuovi contenuti online, non esitare a scrivermi!
Puoi contattarmi direttamente sulla mia mail nupost.nr@gmail.com oppure sui miei social. A volte rispondo tardi, ma rispondo. |
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