Newsletter Luglio 2024
On the (ancient) road

Ciao {name},

è iniziata la tua estate? Mare, montagna, viaggi: hai già qualcosa in programma? Io sì, anche se attualmente posso solo permettermi di progettare e desiderare, contando i minuti e le ore che scorrono dietro i banchi della maturità, e sono ore e minuti lenti, moooolto lenti.

A ravvivare la monotonia di un nulla spesso cosmico (ahinoi!), c’è solo qualche spicco di fantasiosa creatività, che ci consegna perle come Stalin capo della Germania nazista, Verga autore del “Ciclo dei Vinti”, cioè quelli che hanno “vinto”, e la guerra “anatomica”, alias nucleare. Che il cotone si ricavasse dalle pecore, ad esempio, non l’avevo ancora mai sentito, né che esistessero “influencer d’epoca”, né ancora che i bambini di fine ‘800 lavorassero in fabbrica perché letteralmente li si poteva «sostituire prima», che in parole povere vuol dire che a otto/nove anni erano già pronti: fuori uno, dentro un altro.

Non commento ulteriormente.

Edit: il dramma è proseguito con Hitler e Mussolini RIVALI, il nazi-fascismo movimento di SINISTRA e soprattutto Ungaretti che in trincea NON HA TEMPO QUINDI SCRIVE POESIE BREVI.

Tra pubblico e privato.

Fare gli esami di maturità nel pubblico è un’esperienza, ma farli nel privato è un’esperienza di altro tipo. Mi è capitato quest’anno per la prima volta, presso la scuola, come direbbe Manzoni, “…”, e ho imparato una cosa: i commissari esterni sono fondamentali, altrimenti la prova si ridurrebbe a una domanda e una risposta provenienti dalla stessa persona, il docente.

Non è un modo per dire che gli studenti spesso non sanno le cose, ma descrive esattamente quello che succede se manca la vigilanza da parte di un esterno: il prof si fa la domanda e si risponde, e lo studente ripete. Di cretinate in questi giorni ne ho ascoltate parecchie, ma nella scuola pubblica almeno si correggono, nella paritaria ci si limita ad annuire.

Vorrei non parlare degli argomenti che ho sentito chiedere… anzi, in realtà voglio: Instagram e Chiara Ferragni sono stati i temi più gettonati nell’ambito del marketing e «parlami di quello che vuoi» l’ha fatta da padrona sul resto. A una stima delle materie più dimenticate, però, concluderei che Inglese e Matematica vincono a parimerito il primo premio: incredibile ma vero pure “my name is – the cat is on the table” è molto più di quanto ci si possa aspettare, ormai.

Scrivere? Un’utopia.

Con gli esami in corso, non è stato facile ricavarsi del tempo per scrivere. Non esagero nel dire che giugno è stato, per me, il mese di lavoro più intenso: sono rientrata a casa sempre dopo le tre, e spesso dopo le cinque, talvolta anche senza pausa pranzo, fermo restando che “straordinari” per il mestiere che faccio non sono contemplati.

Anche la scrittura dei contenuti è stata più faticosa e ho arrancato a mettere insieme i video (almeno i primi, perché non sono ancora tutti pronti) che usciranno questo mese.

Come dico spesso, e sempre più spesso, fare il docente NON vuol dire avere “tre mesi” di vacanza, per quanto la leggenda ormai dica ufficialmente così. Cominciamo col distinguere tra vacanze e ferie, perché gli studenti, che sono studenti, hanno le “vacanze”, ma i docenti in quanto lavoratori semmai hanno le “ferie”.

Soprattutto, poi, quei giorni di ferie non sono 90 (che è più o meno il totale di tre mesi) ma 32+4 di festività soppresse, 30 per chi lavora da meno di tre anni.

Io al mare, foto rara. Costa dei Trabocchi, alcuni anni fa.

Nella pratica vuol dire che giugno è a tutti gli effetti un mese di lavoro: durante la prima settimana la scuola è ancora aperta, durante la seconda ci sono gli scrutini e gli incontri per determinare le attività del nuovo anno, tra la terza e la quarta si svolgono gli esami, che talvolta si concludono a luglio. È vero che spesso luglio è un mese “libero”, ma non è un mese di ferie: si può essere convocati dalla scuola in qualunque momento, ad esempio per i corsi di recupero, e lo stesso vale per l’ultima settimana di agosto, durante la quale inevitabilmente si svolgono gli esami di riparazione di “color che son sospesi”.

A conti fatti insomma il mese di ferie è semmai uno, ed è quello compreso tra le ultime due settimane di luglio e le prime due di agosto, che è peraltro il periodo di più alta stagione.

Questo lavoro mi piace e lo faccio volentieri, e mi piace anche, non posso negarlo, passare a casa gran parte dell’estate, soprattutto perché in mancanza di aria condizionata nelle aule lavorare tra luglio e agosto vorrebbe dire morire. Al tempo stesso però non ne posso più di sentir dire che gli insegnanti hanno “tre mesi di vacanze”, perché non è vero.

Revisione 24-28: “asciugare” il testo.

Per mancanza di tempo, quindi, ho potuto dedicare al libro solo una revisione del quarto “blocco” del presente, che comprende 6 capitoli, lasciando ai prossimi mesi la stesura delle parti ancora mancanti.

Okay, {name}, ma una revisione cos’è?

Quando si scrive qualcosa, qualunque cosa, si comincia facendo la stesura, che è la primissima fase di “digitazione” e che consiste nel tradurre idee, impressioni, descrizioni in testo. La stesura andrebbe fatta senza troppo preoccuparsi di come si scrive. La fase di “controllo” di ciò che si è steso è detta revisione e consiste nel leggere, nel sistemare e nel riscrivere, semplificando i paragrafi contorti, eliminando le incoerenze, valutando le reazioni dei personaggi (nelle narrazioni) e soprattutto asciugando il testo, quindi scartando il superfluo per mantenere solo il necessario.

«Quando scrivi qualunque stupidaggine, la stai raccontando a te stesso. Al momento della revisione, la tua missione è sbarazzarti del superfluo.»

S. King, On writing.

Togliere il superfluo non è semplice, anche per questo è necessario mostrarsi molto severi con sé stessi. Vale purtroppo la regola del meglio poco che troppo. Anche se a volte dispiace sopprimere battute o situazioni che al principio sembravano vincenti. A meno che non stiamo scrivendo un diario, dobbiamo sempre tener presente che “creiamo” per essere letti, non per toglierci di dosso gli umori repressi. 

Luglio per terra e per mare.

Si viaggia oggi, si viaggiava ieri. Quale momento migliore dell’estate per parlare di questo tema?

Pellegrini medievali in viaggio, affresco del Mitreo di Sutri (TV).

Luglio sarà un mese “per terra e per mare” seguendo le strade e le mappe antiche. E proprio perché antiche (e medievali), anche piene di mirabilia e varietà. Idealmente ci muoveremo via terra, tra mappe piatte e paesaggi sferici, e via mare, tra divinità e creature acquatiche. Rimarrà qualche spunto magico/folklorico, a conferma del fatto che viaggiare, prima delle contemporaneità, significava anche, se non soprattutto, scoperta del favoloso e dell’incredibile.

A proposito, forse non sapevi che...

Un mondo immaginato ma “rotondo”.

Le mappe medievali erano piatte, ma tentavano di rappresentare una terra che piatta non era e che forse non è mai stata, se non nella mente di qualche inossidabile terrapiattista. Mago Merlino, insomma, ne La spada della roccia aveva proprio sbagliato tutto.

C’è chi ha sostenuto che le mappe del tempo, in quanto “piatte”, descrivessero un mondo altrettanto “piatto”, e che per questo motivo la sfericità della terra nel medioevo fosse ignota. È semplicemente una falsità. Del resto, chi potrebbe negare che anche le nostre mappe, riportate su carta, siano bidimensionali?

È vero, poi, che alcuni autori tardo-medievali hanno sostenuto la non sfericità della terra, ma i terrapiattisti esistono ancora… forse a causa loro qualcuno, un domani, potrebbe pensare che nel XXI secolo la terra era considerata piatta?

Se vuoi approfondire subito l’argomento, lo trovi in questo video.

La “grande bugia” da Colombo a Sangiuliano.

Su Colombo, che scopriva l’America per dimostrare la rotondità della terra, di “bugie” se ne sono dette tante, anche prima che il ministro Sangiuliano buttasse la bomba di Galilei e del contropotere dell’Inquisizione spagnola, che non era affatto un contropotere.

Colombo sapeva che prima o poi avrebbe trovato le Indie, ciò che non si aspettava era che avrebbe scoperto l’America. Anche per questo il “nuovo Mondo” non ha mai portato il suo nome: Colombo morì convinto di aver raggiunto la sua meta (le Indie, appunto), e così gli abitanti di quel territorio furono definiti “indiani” d’America.

È curioso però che se non fosse stato per quella terra di mezzo, inaspettata e sconosciuta, Colombo e i suoi sarebbero annegati. Il globo era infatti molto più grande di quanto si pensasse e i viveri caricati sulle navi Niña-Pinta-e-Santa Maria insufficienti per raggiungere davvero le Indie.

Insomma, anche nella storia ci vuole il fattore C, che in questo caso non sta per “Continente”.

Columbus taking possession of the new country, Wikicommons.

Poseidone, il secondo figlio.

Dal mare all’oceano, Colombo probabilmente s’imbatté nella furia ondosa che i Greci adducevano a Poseidone, il dio di tutti i mari. Un grande dio, non tuttavia “supremo”: il suo dominio, che si estendeva nel regno subacqueo, era comunque moderato da Zeus, che pur con i dovuti limiti (vedi, ad esempio, le Moire) godeva di un potere più ampio. Il potere sui cieli.

Del resto, il mare circonda le terre emerse, ma è il cosmo che abbraccia il globo nella sua interezza.

Anche per questo Poseidone potrebbe essere considerato un re di serie B: la versione “sbozzata” ma non interamente compiuta del più (tardi) riuscito Zeus. Le affinità tra i due regnanti, uno celeste e uno marino, sono infatti numerose.

Come Zeus (e in parte come Ade), Poseidone aveva sposato una donna che aveva preteso e dalla quale aveva generato solo pochi figli legittimi. Tutti gli altri, più o meno divini/mostruosi, Poseidone li aveva disseminati fuori dal matrimonio. Tra i più famosi, Polifemo e Scilla – quest’ultima trasformata in «cagnetta poppante» (Om., Odissea) proprio per gelosia coniugale.

Bon Boullogne, Triumph of Neptune.

Come Zeus, Poseidone aveva uno scettro del potere: il tridente, che è il corrispettivo della folgore.

Ma soprattutto come e prima di Zeus, Poseidone era stato scambiato alla nascita: Rea l’aveva sostituito con un cavallo, perché il padre non si cibasse di lui. Il trucco tuttavia non riuscì, così la madre lo ripropose con Zeus, ma al posto del cavallo al marito consegnò una pietra.

Insomma, Poseidone in quanto dio-padre e dio-figlio sembra quasi un prototipo di Zeus, un doppio “mal riuscito”, poi non completamente detronizzato ma solo spostato su una sfera d’influenza diversa, e comunque non per questo meno importante.

Dalle stelle al mare (ma anche alle stalle, perché dio tra le altre cose generò i cavalli, che come i “cavalloni” gli sono da sempre cari).

Ringrazio Federico per avermi suggerito questo tema e, soprattutto, questo punto di vista.

Due libri consigliati.

Parlando del viaggio nella storia ti consiglio due libri.

Viaggiare nel medioevo, di Anthony Bale.

Dove si raccontano le vicende dei viaggiatori basso-medievali, seguendo le principali vie di comunicazioni terrestri e marittime del tempo, al fianco di personaggi di estrazione sociale diversa. Il libro, pensato per un pubblico di appassionati e non di “studiosi”, è ricco di curiosità e spunti intriganti.

Storia delle terre e dei luoghi leggendari, di Umberto Eco.

Dove le mete reali lasciano il posto alle mete immaginate: dagli Antipodi alle terre del mito, da Atlantide a Eldorado, passando per il paese della Cuccagna e per il meraviglioso Oriente raccontato dal Prete Gianni. Il testo, nell’edizione illustrata e “preziosa” di Bombiani, è corredato di bellissime immagini e contiene riferimenti bibliografici puntuali alle opere che hanno tramandato i vari frammenti di questo immaginario geografico collettivo.

Ti ringrazio per avermi letta fin qui.

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A presto e buona estate!

Nu.

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