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Ciao {name},
buon anno! Come stai? Spero che il tuo 2025 sia iniziato col piede giusto, scoppiettante ma non troppo imprevedibile – non come il mio, che invece è cominciato proprio all’insegna dell’imprevedibilità. Quando pensi che il nuovo anno porti con sé una riflessione sul passare del tempo, non immagini di poterlo vedere, il tempo, tangibile e fisico, nei volti scarni degli anziani che dormono in una corsia del Pronto Soccorso.
Nulla di grave, se stai per chiederti cosa sia successo: ho solo provato l’ebrezza di fissarmi color magenta dentro uno specchio di plastica in un bagno senza chiave, pensando che, ecco, semmai dovessi descrivere una reazione allergica è così che si manifesta e che, anche, un po’ me lo merito per come maltratto i miei personaggi, lasciandoli a tremare sotto la pioggia o a guardarsi le ferite dentro il bagno di un ospedale.
È per questo che ho sempre ritenuto la scrittura terapeutica: mi permette di affrontare anche i problemi più inaspettati e strani con la ragionevolezza del narratore che forse un giorno dovrà raccontarli. Nel male, ma anche nel bene, funziona. |
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Un po’ di caos per far spazio al nuovo.
De André diceva che dai diamanti non nasce niente, per un utente che commenta i miei Shorts è dal Caos «che non nasce niente. Fatevene una raggione» (doppia “g” non mia). «L’armonia secondo me’,» continua lo stesso utente, «non può venire dal caos, il caos produce caos, l’intelligenza produce intelligenza».
Non so cosa ne pensi tu, {name}; io non sono completamente d’accordo. L’armonia è bellissima, ma non ha grande forza creatrice: non presuppone conflitti, che invece sono utili nelle fasi di creazione. Senza scomodare le potenze del cielo – che è proprio ciò che l’utente intendeva fare, – basta un confronto con qualunque scrivania: la mia è sempre un tremendo caos. L’ordine lì dura giusto il tempo di un riallineamento (necessario fisicamente ma anche simbolicamente a “fare spazio” al nuovo), ma è al caos imperante che appartiene tutto ciò che penso, creo e scrivo.
Non tanto (o soltanto) perché il caos è strumento della creazione, ma perché ne è l’effetto.
La stessa realtà è molto più simile a un grande calderone confuso che a un Reel estetico e curato all’insegna dello slow-living. È quindi dall’ordine, o dal disordine, che come dal letame nasce qualcosa? |
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Magnum Chaos, dalle tarsie del coro di Santa Maria Maggiore di Bergamo. |
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Di capodanni antichi (e caotici).
L’origine, per i Greci, era proprio nel Caos, che idealmente somiglia un po’ al nostro concetto di Big Bang: qualcosa che si crea da solo, inaspettato, senza ragione, e poi solo dopo si allinea, armonizzando tra loro le varie parti.
Così, anche, si può intendere il passaggio dall’anno vecchio all’anno nuovo: scuotendoci di dosso le ceneri di ciò che è (caoticamente) stato, torniamo all’ordine. Un ordine nuovo, rigenerato, che però il più delle volte dura poco, come poco dura l’ordine che facciamo negli armadi o nella dispensa quando le ante e i cassetti non si chiudono più.
Ti sarà capitato, {name}, di cominciare gennaio vergando con rigore controllatissimo le prime pagine di un’agenda nuova e pensando che il momento di “cambiare” ed essere più buoni/bravi/pazienti/grati è finalmente arrivato. Statisticamente questo senso di rigenerata armonia termina prima che inizi febbraio. (Scherzo, non prendere sul serio la statistica).
Sebbene non sia la parola del Signore, c’è chi sostiene che proprio quest’alternanza di caos/ordine abbia decretato le caratteristiche dei capodanni antichi, di cui resta traccia in celebrazioni ancora esistenti, come il capodanno o il carnevale, durante i quali il caos e il rovesciamento vengono “messi in scena”, forse proprio per raffigurare (istintivamente e simbolicamente) il caos primordiale. Il nuovo riprenderà avvio col ristabilimento dell’ordine, esattamente come succede per la calma piatta e monotona che accompagna il primo gennaio dopo i bagordi del 31 dicembre. |
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Da grandi numeri derivano grandi offese.
Spero, {name}, che tu capisca che queste siano interpretazioni e non verità assolute o, come ha scritto qualcuno, “certificate”. La storia si basa sulle fonti, ma purtroppo non sempre ce ne sono per “certificare” qualunque aspetto del passato. O meglio, le fonti sono indispensabili per mettere dei punti fermi, tuttavia a volte è necessario collegare questi punti con teorie, supposizioni o interpretazioni che, per quanto valide, possono non essere universalmente condivise.
Lo stesso Alessandro Barbero, che non ha bisogno di presentazione, più volte alle domande sulla storia antica ha risposto “non lo sappiamo” o che possiamo solo fare congetture.
Nei video di dicembre ho dato per scontato che questo aspetto fosse chiaro, ma evidentemente non lo era, perché mi sono ritrovata addosso una valanga di insulti: utenti (non so mai se definirli “persone”, perché di loro vedo solo nickname incomprensibili e foto microscopiche) che mi accusavano di condividere falsità o per contro – e questo fa piuttosto ridere – di aver “scoperto l’acqua calda”. |
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Tobey Maguire in Spider-Man (2002). |
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È successo con il video sulla natività, che oggettivamente ha avuto un successo spropositato (e per me anche inaspettato): era un contenuto banale, poco interessante, che ho condiviso dopo lunghe esitazioni (e non perché m’importasse qualcosa delle critiche dei crociati con gli occhi iniettati di sangue) ma perché pensavo avesse davvero poco da aggiungere al noto. Mi sono decisa a pubblicarlo solo perché era sotto Natale e credevo che tanto qualunque contenuto sarebbe andato sprecato. Invece…
Ne ho dedotto due cose: la prima (che sapevo già) è che ho un pessimo fiuto per i contenuti virali, e si vede dagli argomenti di nicchia che condivido; la seconda è che, per parafrasare lo zio di Spiderman, da grandi numeri derivano grandi offese.
Chiuderò con il commento di una mia cara amica: «I tuoi primi hater, non sei commossa?» |
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Carta, penna e Google Drive: riprendere a scrivere.
Nella newsletter di dicembre ho promesso che avrei revisionato, spedita, tutti i capitoli dal 10 al 31 e dal 31, che ho lasciato in sospeso quand’ero ancora nubile (e cioè verso agosto), avrei ricominciato a scrivere. È ciò che ho fatto, anche se è stato strano ripartire da un capitolo già iniziato.
Per riprendere familiarità col testo ho lavorato anche di progettazione, qualcosa che faccio solo quando serve, in genere prima di addentrarmi in un nuovo capitolo. Ho chiara in mente la struttura generale della storia, ma non ho mai terminato di scrivere la trama per intero: ogni volta che ho provato, ho avuto la sensazione che fosse più produttivo scrivere direttamente. Così ho deciso che “di trama” avrei lavorato solo al bisogno.
Questo vuol dire, {name}, caoticamente: e cioè su foglietti di fortuna, su quadernini cominciati e mai finiti, sulle note del telefono o su documenti che non so mai dove andare a salvare, soprattutto perché con due computer e 6-7 hard disk non è semplicissimo organizzare le cose. La soluzione che ho trovato di recente è stata creare una cartella Drive, condivisa con più mail e finalmente raggiungibile da tutti i dispositivi, dove raccogliere tutto il materiale vagante.
Non so se avrò mai il coraggio e la voglia di riascoltare i vari giga di registrazioni vocali che contiene. |
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Quanto servono le trame?
A opinione personale, non troppo.
In verità ho avuto anch’io una fase di psicotica ossessione per i progetti fatti bene: ero convinta, qualche anno fa, che prima di poter cominciare la stesura fosse necessario scrivere la trama nei dettagli e realizzare schede-personaggio che approfondissero ogni aspetto, dal carattere, agli obiettivi, allo stile d’abbigliamento. (Non sto esagerando, ho davvero un documento intitolato “moda dei personaggi principali”).
Oggi dico: follia.
Queste sono esattamente le cose che ostacolano la scrittura, perché imbrigliano la creatività e fanno perdere spontaneità e freschezza alle situazioni. Se scrivi un fantasy, non è male mettere giù qualcosa sul world-building, ma non ha senso dividere in “fasi” le azioni dei personaggi o incaponirsi a cercare “funzioni” che le giustifichino. Non puoi sempre sapere a priori come un personaggio reagirà. Può esserti utile, certo, avere il tuo filo d’Arianna a condurti fuori dal labirinto, ma devi sempre lasciarti il beneficio del dubbio che dietro la svolta troverai una possibilità a cui non avevi pensato. |
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A me è capitato spesso: trovandosi davanti a situazione compiuta, i miei personaggi hanno reagito in modo inaspettato. (Sì, okay, io ho reagito in modo inaspettato, ma l’ho fatto attraverso i cambiamenti che il loro carattere e le loro aspettative stavano subendo, paragrafo dopo paragrafo).
Quindi avere una trama generale può essere utile (e comunque non imprescindibile) ma fare progettazioni dettagliate non serve proprio a niente. E il discorso, a mio parere, non vale solo per la scrittura: i guru del web (o fuffa guru, per usare uno dei nuovi termini catalogati da Treccani) ce l’hanno venduta in ogni modo l’imprescindibilità delle progettazioni, ma spesso le persone si perdono dietro la teoria di ciò che stanno per fare, col rischio che poi non fanno proprio niente, perché hanno impiegato le loro energie migliori (e cioè quelle date dall’inventiva) nelle progettazioni e non nei progetti. |
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Gennaio miscellaneo.
I contenuti delle prossime settimane saranno variegati: per mesi ho mantenuto il tema unico, ma nel mese “caotico” non aveva senso concentrarsi su un argomento solo. Ti racconterò, {name}, un po’ di letteratura, un po’ di cinema, un po’ di lingua e spiegherò un paio di banalità (o “scoperte dell’acqua calda” se preferisci) a cui potresti non aver pensato. Sono in arrivo tre video brevi inediti a settimana su tutte le piattaforme (Instagram, TikTok e YouTube) e un video lungo che uscirà sul canale domenica sera.
Ci sarà, salvo imprevisti, anche una collaborazione speciale, che per me sarà un po’ un ritorno alle origini. Ti anticipo solo che riguarda la mia regione, l’Abruzzo, e una tradizione particolarissima e ancora viva che già in passato ho avuto modo di documentare. Le dedicherò un breve video, che uscirà la prossima settimana, e (se tutto va bene) nella newsletter di febbraio ti racconterò di più.
Sono in arrivo anche delle collaborazioni fotografiche, come quella con La Bottega di Pan, che troverai a breve sul mio profilo personale. |
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Giusto giusto, forse non sapevi che...
Nosferatu (quasi) perduto.
Il primo gennaio è uscito Nosferatu di Robert Eggers, un regista che ho apprezzato molto in The VVitch e soprattutto in The Lighthouse (un po’ meno in The Northman). Si tratta del rifacimento una pellicola più che centenaria, il Nosferatu di Friederich Wilhelm Murnau (1922), che, pur non essendo il primo film horror della storia, resta uno dei più importanti e influenti di sempre.
Forse queste cose, {name}, le sapevi già. Ma potrebbe stupirti (come ha stupito me) che il “primo” Nosferatu è arrivato fino a noi per pura casualità: fu condannato alla distruzione a causa della violazione del diritto d’autore di un’altra opera, il celeberrimo Dracula di Bram Stoker (1897), a cui regista e sceneggiatori si ispirarono, pur modificando nomi e luoghi.
A denunciare la casa cinematografica fu la vedova di Stoker, Florence Balcombe, che ottenne, oltre al risarcimento, l’obbligo per i produttori di distruggere ogni pellicola di Nosferatu in circolazione. L’opera si salvò solo perché qualcuno ne conservò una copia clandestina. |
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Frame da Nosferatu (1922).
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Un vampiro d’alta classe.
Prima di Dracula, però, c’era Lord Ruthven, il primo vampiro aristocratico di cui si abbia notizia. La sua fama fu tale che per tutto l’Ottocento, almeno fino alla pubblicazione del romanzo di Stoker, fu lui il vampiro per antonomasia.
Lord Ruthven era infatti il protagonista de Il vampiro (1819), il primo racconto moderno che esista sul tema (moderno perché storie di “proto” vampiri circolavano già da molto prima). Il suo creatore, John William Polidori, era amico e medico di George Gordon Byron (meglio noto semplicemente come Lord Byron), che fu uno dei più importanti e influenti poeti del Romanticismo inglese. |
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Il vampiro doveva molto a Byron. Al di là della personalità del protagonista, che secondo alcuni rispecchia in parte quella del poeta, fu proprio Byron a “sfidare” Polidori nella scrittura di un racconto dell’orrore. Accade a Ginevra, nella piovosa estate del 1816, quando anche Mary Shelley ideò il suo capolavoro, Frankenstein (1818).
Sia Shelley (all’epoca ancora non sposata con l’uomo che le avrebbe dato il cognome) sia Polidori erano giovanissimi: 18 anni lei, 20 lui. Non ti fa strano, {name}, pensare che opere così importanti della nostra letteratura furono scritte da autori così giovani? A me, ti confesso, un po’ sì. |
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Neologismi fuori dai vocabolari.
I neologismi nascono continuamente: la lingua cambia e cambiano le parole; solo le lingue “morte” non subiscono modifiche – il latino ad esempio, – che è il motivo per cui le definiamo, appunto, morte. Così ogni anno si apre con i “neologismi della lingua italiana”, che secondo il Libro dell’Anno Treccani 2024, comprendono termini della moda, della politica, della cronaca e naturalmente del web. “Pezzotto”, “dissing”, “fuffa guru”, “crush”. |
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Non sono vocaboli che troveremo nei dizionari, ma «neoformazioni linguistiche […] che potrebbero affermarsi», tuttavia non è detto che lo faranno: rapidi come nascono, spesso hanno infatti vita breve. L’Accademia della Crusca durante il 2024 ha registrato termini come “content creator”, “monopattinista”, “sottone” e “wannabe”, che sono sì consultabili online in forma “dizionaristica”, ma con la clausola che non «promuove né ufficializza l’uso della parola trattata» e «intende [solo] fornire strumenti di comprensione e approfondimento».
Di “content creator” si legge ad esempio «Chi si occupa di realizzare contenuti (audio, video, testi, ecc.) destinati ai media digitali, in particolare ai social network». Prima attestazione: 2002; periodo di affermazione 2020-21. Il termine, in questo caso, da ottobre 2024 è presente sul dizionario Devoto-Oli online, ma era stato registrato nel repertorio Treccani nel 2022. Quanto invece a “sottone”, attestato per la prima volta nel 2004, non c’è ad oggi alcuna presenza sui vocabolari. |
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Lampi di genio e fosforescenza.
Uno che di neologismi ne sapeva qualcosa è Gabriele D’Annunzio, al quale si devono tra gli altri termini come “tramezzino”, “scudetto”, “velivolo”, “fusoliera” e “parrozzo”.
D’Annunzio però era anche uno che ne sapeva di… dissing. Mal sopportava, ad esempio, Filippo Tommaso Marinetti, principale esponente del Futurismo, un po’ come oggi si mal sopportano Fedez e Tony Effe. Ma le offese che volarono tra loro, sembra, furono di ben altro calibro…
Te le racconterò. |
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D’Annunzio e Marinetti, due “influencer” d’altri tempi. |
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Fonti usate per la scrittura di questa newsletter:
E. Baldini e G. Bellosi, Tenebroso Natale, Editori Laterza. Marinetti. Teoria e invenzione futurista, Meridiani Mondadori. D. Punter, Storia della letteratura del terrore, Editori Riuniti. R. Bernascone, Dracula, o la morte appetitosa, Prefazione a B. Stoker, Dracula, Gruppo Editoriale L’Espresso, 2002. R. Reim, Dal Vampiro di Polidori al Dracula di Stoker, in I grandi romanzi gotici, Newton Compton Editore. G. Guidorizzi, Il lessico dei Greci, Raffaello Cortina Editore.
https://accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/parole-nuove/
https://www.rainews.it/articoli/2025/01/dissing-amichettismo-fuffa-guru-ecco-le-nuove-parole-del-2024-912e1fc1-8b05-4bb2-bda9-0245d24389dd.html
https://accademiadellacrusca.it/it/parole-nuove/content-creator/24568
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Un libro consigliato: Il lessico dei Greci.
Dal Caos ai neologismi, non posso che consigliarti Il lessico dei Greci di G. Guidorizzi, da cui ho tratto alcuni dei video usciti tra fine novembre e inizio dicembre.
Organizzato per temi, che vanno dall’amore, all’io interiore, alla società, al sacro, il libro esplora alcuni dei termini più influenti che il mondo greco abbia prodotto. “Influenti” nel senso che, a differenza di nostri nuovi termini, che non sappiamo quanta vita avranno, questi hanno avuto vita lunga, anzi lunghissima, tanto che continuiamo, millenni dopo, a utilizzarli ancora. |
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Il saggio parte dall’assunto che «la storia delle parole è anche la storia delle idee che esse esprimono». Così vocaboli come mỳthos, lògos, èros, moìra, al di là del loro significato letterale, finiscono per esprimere «un modo di concepire la realtà» che è tuttora attualissimo.
Giulio Guidorizzi è studioso di mitologia classica e antropologia del mondo antico; ti ho già suggerito altri sui libri (I miti delle stelle e In viaggio con gli dèi) perché lo apprezzo moltissimo: non solo per i temi che tratta ma anche per lo stile semplice, vivace e mai noioso. |
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Ti ringrazio per avermi letta fin qui.
Se hai domande, curiosità, commenti sul contenuto di questa newsletter o idee da proporre per i nuovi contenuti online, non esitare a scrivermi!
Ti consiglio eventualmente di contattarmi sulla mia mail nupost.nr@gmail.com oppure sui miei social, perché le rispose alla newsletter non funzionano come dovrebbero.
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