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Ciao {name},
ci ritroviamo dopo una pausa più lunga del solito. Come forse avrai letto sul Instagram, non sono riuscita a scrivere la newsletter di maggio per mancanza di tempo. Morto un papa se ne fa un altro, ma sono servite molte più fumate nere a me che a Leone XIV.
E siccome nessun telegiornale scriverà un servizio sul mio gelato preferito o sul negozio in cui compro le scarpe, il servizio non richiesto me lo scriverò da sola. Se il racconto grottesco delle mie peripezie mensili non t’interessa (e non ti biasimerei, forse io stessa passerei oltre), puoi saltare direttamente a “Le dolenti note a farmisi sentire”, dove parlo del romanzo. |
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Si scrive maggio, si legge inferno.
E non soltanto perché il mio amato computer tamarro col dragone rosso, travolto a marzo da un’inondazione al tè verde, dopo un mese e mezzo di coma farmacologico ha definitivamente cessato di vivere – morte celebrale del processore o scheda madre bruciata, che, considerando il tè ormai freddo e il fatto che mi è caduto mentre stavo proprio andando a scaldarlo nel microonde, è proprio il colmo, – ma perché maggio a scuola è un mese che non augurerei neanche al nemico che mi siedo ad aspettare sulla riva del fiume.
Il dolce far niente di un aprile in cui gite, Pasqua, morte del papa e Liberazione hanno lasciato poco spazio alle fregnissime strategie didattiche, millantate dai Guru della Ricerca e del Merito, è evaporato infatti rapido come una lacrima caduta sull’asfalto il 15 di agosto. Diciamocelo: dopo il 2 maggio, orbi di tanto ponte, né studenti né docenti avevano più voglia di fare niente.
Ma mancava un mese e lo spettro del Fine Scuola Presente già stendeva la sua ombra luttuosa: concentrati in circa 25 giorni c’erano Consigli di Classe, Collegi Docenti, Dipartimenti e l’omaggio “Corso di Formazione 20 ore” dalle 15 alle 20 in presenza, che, scomodando Dante, «al cominciar ne lagrimai». E senza scostarsi troppo dal «loco» delle «genti dolorose», davvero «non so ben ridir» come ne uscii (ma ne uscii, e questo conta), così per «trattar del ben ch’i vi trovai», ti dirò «de l’altre cose che v’ho scorte».
Anche se non sono sicura che siano davvero buone cose. |
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I tavoli che hanno tre gambe.
Da tempo mi dico che devo scrivermi le cavolate (da leggersi: punte di genialità) che sento proferire durate le interrogazioni o vergare nei compiti in classe. Be’, quest’anno, {name}, l’ho fatto. Il compendio non è né esaustivo né completo, ma la densità contenutistica è impossibile da negare.
Il “trisavolo” che aveva Dante, ad esempio, era un “tavolo con tre gambe” e tra i suoi più antichi ritratti si annovera la FOTOGRAFIA attribuita a Giotto. Il sommo poeta, poi, nel III canto incontra alternativamente gli IGNOTI o gli INFAMI, e mette Celestino V nell’Antinferno perché “non si era schierato con l’imperatore”, ma anche perché “non si alleò con GIULIO CESARE” e soprattutto perché fece il rifiuto “per Viltade” (il signor Viltade, suppongo, o la signora, non so).
Accomodati, {name}, che siamo ancora all’inizio. |
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Kublai Khan, Voltaire, Giovanna d'Arco e la Via della Seta secondo l'IA. |
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A Roma ci sono i fori, e cioè i BUCHI romani. La Cina è un CONTINENTE, così come l’Africa è innegabilmente uno STATO. Gli Inca vivevano nella parte SOTTO dell’America e in Italia durante il Rinascimento si svilupparono le ANDE. Dalla Cina, lungo la Via della Seta, nel medioevo si importava IL SUSHI.
Storicamente parlando, Giovanna D’Arco era una famosa PITTRICE (senza ombra di dubbio, chiaro) e al Louvre sono esposti i REFERTI archeologici. Mentre era in carcere, Hitler scrisse il KRAPFEN. Marco Polo è un personaggio INVENTATO (anche questo con sicumera spiazzante) che conobbe l’IMPRENDITORE cinese dal nome impronunciabile (e non pronunciato, Kublai Khan).
Il maniscalco fa “le unghie ai cavalli” (che tutto sommato ha il suo perché). Lo strumento con cui gli illuministi osservano il mondo era la CANDELA. Goldoni ha fatto la riforma della COMMEDIA ALL’ITALIANA. Il funzionamento della ghigliottina avveniva LANCIANDO la lama. E, per concludere, Napoleone durante la campagna d’Egitto trovò e si riportò il NILO.
(Per la cronaca, mentre aspettavo che qualcuno mi dicesse cosa c’è di particolare in Egitto oltre il Nilo, lo studente *** ha riso sotto i baffi e ha dichiarato saccente: «Lo sanno tutti: il TIGRI E L’EUFRATE»).
Che dire, insegnare è un lavoro gramo, ma anche molto divertente. Spesso ti fa cadere le braccia, però è vero che non ci si annoia mai. |
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Napoleone che si riporta il Nilo secondo l'IA. |
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Le dolenti note a farmisi sentire.
Sopraffatta dai mille impegni pomeridiani (ma anche dalla decifrazione dei geroglifici rinvenuti nelle verifiche), ho superato maggio dedicando al romanzo un unico pomeriggio poco fruttuoso. Per di più, facendo l’unica cosa che non avrei dovuto fare: farmi venire dei dubbi, così è uscita allo scoperto almeno una situazione problematica, che per comodità chiameremo “Situa 1”. Ho fatto qualche tentativo per risolverla, ma non ho avuto forza e concentrazione sufficienti per affrontarla sul serio.
La “Situa 1” riguarda i punti di vista del passato, che sono due: quello di A. e quello di T., con preferenza su T. Di problematico c’è che dal capitolo 29 in poi la focalizzazione su A. è praticamente scomparsa. Quindi prima di andare avanti con la storia, dovrò fermarmi a sistemarla, o almeno a mettere dei puntelli per arginarla.
Un’ulteriore difficoltà è sorta dalla questione stagionale, che chiameremo “Situa 2”. La parte di storia che sto scrivendo è ambientata in inverno e raccontare il freddo e la neve quando fuori ci sono 35° non è proprio semplicissimo (tanto meno per me, che sono piuttosto sensibile ai cambiamenti stagionali).
Confido nel riuscire a immedesimarmi meglio quando gli impegni si saranno rarefatti e l’estate porterà (spero) la tranquillità di cui ho bisogno per continuare (e terminare) la scrittura. |
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Atmosfera invernale negli ultimi capitoli del libro; immagine generata con IA. |
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Appendice e retroscena.
Ho scritto l’incipit di questa newsletter almeno tre volte: non sapevo come e cosa raccontare di preciso; una versione quasi terminata, almeno della prima parte, l’ho tagliata e modificata completamente poco prima di decidermi a inviarla.
Lo spunto sul servizio non richiesto lo devo a Nicola Accordino, del canale YouTube Sogni di latta, che proprio in questi giorni mi ha invitata a partecipare al suo format Incontri Parasociali del Secondo Tipo, ponendomi una domanda a cui mai avrei pensato: “Se la tua vita fosse un romanzo, come la scriveresti?”. Ecco, immagino che scriverei così.
E ora, {name}, ti aspetti di ascoltarla, l’intervista: uscirà tra qualche giorno su Sogni di latta, ma la troverai anche sul mio canale (e nella prossima newsletter ti manderò direttamente il link). |
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Dal letame ai fiori: metamorfosi puzzolenti.
La newsletter che non ho mai scritto avrebbe dovuto intitolarsi “Dal letame i fiori”, parafrasando la celebre Via del campo, con un sottinteso, “nascere”, che ha dato il «la» alle tre storie contenute nel video lungo Principesse che si salvano da sole, dove ho raccontato le fiabe di Pinto Smalto e Dalfreno re di Tunisi e il mito di Pigmalione.
Il proposito iniziale era di parlare anche di “letame” e di “fiori”: ho sfiorato il primo tema con I Romani andavano al bagno insieme e con Gadda passione cacca, scritto e realizzato da Nicoletta Impaginar.te, ma per i “fiori” lo spazio non c’è proprio stato.
Terrò da parte per la prossima primavera i video che non ho mai realizzato.
Così giugno si aprirà come “coda” (ogni riferimento puramente casuale) ai contenuti di maggio: continueremo a parlare di fiabe italiane (Basile e Straparola) e straniere (i Grimm). Il filo conduttore stavolta sarà la metamorfosi, tema a cui saranno dedicati anche i miti in arrivo, tutti ovviamente tratti da Ovidio. Anche il “letame” tornerà: del resto, {name}, non ti ho ancora raccontato come si pulivano i Romani…
Giugno però è anche il mese della magia, che passa sia attraverso la trasformazione sia attraverso la ritualità popolare. Quindi parleremo, come lo scorso anno, della festa di San Giovanni e delle tradizioni che le sono connesse: in breve e in “lungo”. Il video completo per YouTube, che avevo infatti pensato 12 mesi fa e mai girato, uscirà, salvo imprevisti, domenica 15 giugno sul mio canale. |
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A proposito, forse non sapevi che...
Bestia chi?
Il tema del principe trasformato in mostro, reso celebre da La bella e la bestia, è in realtà presente in numerosissime fiabe. Tra le più antiche pervenute in forma scritta c’è Il re porco di Gian Francesco Straparola, che racconta la storia di un principe nelle vesti, appunto, di un porco.
Le somiglianze tra questa storia, che è databile alla metà del Cinquecento, e quella di Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, a cui si deve la prima versione de La belle e la bête (1740), sono notevoli: c’è la fanciulla che accetta il matrimonio con un uomo-bestia, del quale, sola, riesce a scorgere la bellezza interiore al di là dell’esteriorità mostruosa – aspetto esaltato particolarmente nel lungometraggio Disney.
Ma c’è anche la trasformazione a seguito dell’atto d’amore, che ne Il re porco come ne La belle e la bête è un vero rapporto carnale, che a fare una stima chiude la stragrande maggioranza delle fiabe popolari, così com’era logico in tempi in cui il matrimonio era l’unico destino possibile per una ragazza. |
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La bella e la bestia in un'illustrazione di W. Crane. |
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Sia Straparola sia De Villeneuve pongono, non a caso, l’accento sulla bruttezza e sulla mancanza di grazia dello sposo-mostro. È parte dell’incantesimo della bête il dover apparire «stupido quanto brutto», mentre del principe-porco Straparola evidenzia continuamente la sporcizia e la sudicezza: elementi, questi, che insieme concorrono a creare un quadro quanto mai orrido del corpo maschile, che una ragazza in età da matrimonio poteva solo figurarsi come mostruoso. |
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Di baci e primi amori.
Le fiabe Disney ci hanno insegnato una cosa: le magie si spezzano con l’amore, e dunque con un bacio. Un bacio che può essere del primo (in Biancaneve) o del vero (ne La bella addormentata nel bosco e ne La Sirenetta) amore. Ma non esistono baci d’amore nelle fiabe popolari, a riprova del fatto che la questione al principio non era amorosa, e dunque affettiva, ma sessuale, matrimoniale e naturalmente culturale.
Il discorso è sempre che i bambini (e le bambine) dovranno trovare il loro posto nella società e farselo piacere anche se non l’hanno scelto loro.
È assai probabile quindi che i baci disneyani non siano (solo) il risultato di una cultura più “moderna” e improntata all’amore – Biancaneve è del ’37, i valori erano molto diversi da oggi, – ma una trasfigurazione edulcorata e censurata di un messaggio che, tutto sommato, non era cambiato.
Quello di Biancaneve è del resto il bacio del primo non del vero amore e questo mi sembra significativo: che fosse rimasto, nell’idea disneyana, qualche legame col potere magico, ma soprattutto iniziatico, che i miti, le fiabe e le leggende associavano proprio alla perdita della verginità? |
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Il bacio del vero amore in La Sirenetta Disney. |
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Una pantofola di zibellino.
Più iconica del bacio è la scarpetta di cristallo che la Disney ha messo ai piedi di Cenerentola: un’invenzione degna di un genio (o di un pazzo, perché nessuna donna indosserebbe volentieri una decolté che va in pezzi al primo sassolino).
Ma visionario o sadico che fosse, colui che l’ha ideata potrebbe non avere un nome. Il vetro infatti potrebbe essere il semplice risultato di un errore. Un errore, sì, talmente clamoroso da spodestare per fama il «cammello» che passa per «la cruna di un ago».
Esistono più di 700 versioni di Cenerentola, almeno una delle quali, scritta da Gian Battista Basile, precedente alla versione di Perrault, che è quella da cui la Disney ha tratto il soggetto. Ma quasi sempre le scarpe offerte dalla fata sono di materiali se non comuni almeno plausibili: d’oro e d’argento, ad esempio. O di zibellino.
Ma di questo tema – la scarpetta – e della fiaba di Basile riparlerò a brevissimo insieme a Impaginar.te. |
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Hanz Printz, Cinderella, educational poster. |
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Se hai perso i contenuti di maggio.
Per un maggio infernale, 👉qui trovi il video lungo dedicato ai papi che per Dante meritano di bruciare in eterno.
Se vuoi rispolverare un po’ di sano Boccaccio trovi invece 👉qui e 👉qui due delle sue novelle più famose.
👉 Se cerchi storie di fantasmi, le trovi qui, qui e qui: sono tutte leggende di Roma, raccontate in collaborazione con Italian Ghost Stories. Ma c’è anche una diretta, uscita da poco, nella quale parliamo dei fantasmi nell’antichità.
🍎 E se non hai ancora guardato i video dedicati Biancaneve, eccoti Biancaneve dei Grimm e Le altre Biancaneve. |
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Ti ringrazio per avermi letta fin qui.
Se hai domande, curiosità, commenti su questa newsletter o idee da proporre per i nuovi contenuti online, non esitare a scrivermi!
Puoi contattarmi direttamente sulla mia mail nupost.nr@gmail.com oppure sui miei social. A volte rispondo tardi, ma rispondo. |
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