|
Ciao {name},
Come sta andando la tua estate? La mia faticosamente. Ti confesso che ho scelto il titolo di questa newsletter quando ancora non sapevo che luglio sarebbe stato così stancante. Insomma, un titolo un programma, o forse dovrei dire: una condanna.
|
| |
|
Prima fatica: i tre mesi di vacanza.
Se ti è sfuggito, sono infatti iniziati i famosi “tre mesi di vacanza” a cui solo chi non lavora a scuola continua a credere. Gli insegnanti infatti - spoiler - erano ancora a lavoro fino a pochi giorni fa (e ora cominciano le ferie, ringraziando dio). Lo avresti mai detto?
Al di là della sensazione di scollamento tra realtà e mitologia contemporanea, nella quale docente = scansafatiche e scuola = parcheggio per minorenni, la parte più imbarazzante di questa storia è che la pubblica amministrazione si comporta come se davvero gli insegnanti (e gli studenti) tra giugno e luglio stessero al mare: nessuna scuola (dalle mie parti proprio nessuna, tolto il lusso di qualche presidenza) è dotata di condizionatore.
Intendiamoci: negli uffici pubblici - che è pubblica amministrazione pure quella eh, stesso Stato - puoi andare a maniche lunghe anche d’estate, per non parlare del fatto che se prendi il treno a luglio devi portarti la giacca a vento. Sorvoliamo sugli uffici della RAI e sulle aule governative. Ma a scuola SE TI VA BENE hai un ventilatore scassato che smuove un po’ d’aria.
E no, non puoi presentarti con gli shorts e la canotta da spiaggia: né tu docente né tu studente. (A titolo informativo, in molte scuole i ragazzi devono obbligatoriamente indossare pantaloni sotto il ginocchio, anche se fuori, cioè dentro, ci sono cinquanta gradi). |
| |
|
Il sogno proibito di studenti e docenti (immagine presa dal web). |
| |
|
Seconda fatica: gli Esami di Stato.
Gli esami non sono solo l’incubo dei maturandi. I maturandi, anzi, li fanno una volta sola. I docenti li fanno tutti gli anni. Non esagero, {name}, se dico che preferirei lavorare un mese in più in aula piuttosto che venti giorni in commissione.
Il ritmo di lavoro durante gli esami è terrificante. Già il caldo di per sé distrugge, mettiamoci il fatto che praticamente non esistono orari: si va avanti a oltranza, senza che nessuno preveda una pausa pranzo nel mezzo (anche se spesso, e succede tutti gli anni, gli orali possono terminare alle quattro del pomeriggio). Si sopravvive solo col caffè del distributore e con qualche santo bar che consegna a domicilio.
E col ventaglio, sì. Perché il ventilatore non c’è mica sempre, eh.
Ma la vera top three delle cose assurde è a seguire. |
| |
|
La cassetta degli attrezzi per gli Esami di Stato. |
| |
|
1. La “trasferta”. Se sei un commissario esterno, puoi avere un rimborso calcolato sulla distanza. Il problema è stabilire quale distanza. La trasferta infatti si calcola letteralmente come ca+++ vuole lo Stato: se la sede in cui svolgi gli esami è lontana dalla tua sede di titolarità (e cioè la tua scuola) ma vicina alla tua residenza, niente trasferta. Se la sede in cui svolgi gli esami è vicina alla tua sede di titolarità ma lontana dalla residenza, niente trasferta lo stesso. Insomma ti pagano la trasferta solo se vieni spedito ai confini della realtà, perché tanto fa fede sempre e solo il posto più vicino (e così ti pagano il meno possibile).
2. L’imbattibile sito web. Il Ministero dell’Istruzione (e del Merito, perché siccome il merito non sta da nessuna parte almeno lo mettiamo nel nome) si affida sempre ai migliori web developer del mondo: siti che vengono usati 30 giorni l’anno e in quei 30 giorni OVVIAMENTE non funzionano. Commissione Web, da cui si scaricano gli innumerevoli verbali da compilare, è un caso esemplare. Durante la chiusura dell’ultimo esame abbiamo dovuto aspettare DUE ORE che si svegliasse. Così, nonostante avessimo solo due candidati da ascoltare, abbiamo comunque finito alle tre.
3. Il rito massonico. Gli esami si concludono sempre con un sigillo in ceralacca. Ti vedo, {name}, che immagini le “perline” di ceralacca che si sciolgono in un cucchiaio di metallo sopra un fornelletto molto dark academia, così come si vede nei video su TikTok, ma la pubblica amministrazione è ferma alla Prima Rivoluzione industriale, quindi la ceralacca non è in perle ma in bastoncini e non esistono fornelletti estetici su cui scioglierla: si fa tutto con un accendino.
Ecco la situazione: sette persone, tutta la commissione riunita attorno al pacco (letteralmente un pacco dentro cui si chiudono tutti i compiti, i documenti e i verbali). Un professore coraggioso brucia la ceralacca con l’accendino (dall’alto o dal basso, non si sa mai qual è la tecnica migliore) e contemporaneamente si brucia le dita. La puzza è mortale e sicuramente tossica, ma considerando le scuole con la muffa negli spigoli respirare il petrolio è il minimo.
Ma non basta, perché la cera si scioglie con lentezza disarmante e si solidifica quasi istantaneamente. Per cui alla fine il timbro sul sigillo esce sempre una schifezza.
|
| |
|
La chiusura del pacco secondo l'IA. |
| |
|
Terza fatica: un bilancio.
Gli Esami di Stato si confermano la più noiosa occasione di confronto dell’intero anno scolastico. I docenti di lettere sono destinati a lavorare più di tutti gli altri perché la Prima Prova è imprescindibile, sempre presente e sempre più lunga da correggere di qualunque altra. Secondo i telegiornali gli esami si svolgono solo al liceo scientifico, al liceo classico e in qualche tecnico commerciale: mai nessuno che intervisti i maturandi dei professionali o degli agrari, mai nessuno che dica quale prova sia uscita in una di queste scuole di serie B.
Tra gli “immancabili” dello scritto d’Italiano, si confermano “al giorno d’oggi” (o “ai giorni d’oggi” o “oggigiorno”) come incipit delle tipologie B/C, “le persone altrui”, i “sì” senza accento e i “fu” con. Presente anche quest’anno D’Annunzio estetista. Per l’innovazione invece segnalo la “generazione zen”, mentre gli argomenti più apprezzati dell’orale sono invece stati: Pirandello, Wilde e il “doppio” volto di Giolitti, sempre in quest’ordine.
Non ne potevo più di sentir parlare del Fu Mattia Pascal. |
| |
|
Quarta fatica: i capitoli difficili.
Non tutti i capitoli si scrivono allo stesso modo: alcuni sfilano agili, impetuosi, quasi inondano la pagina, altri stagnano e faticano a sbrogliarsi, a trovare compattezza. Esistono, almeno per la mia esperienza, due categorie di capitoli “difficili”: quelli faticosi da stendere e quelli faticosi da revisionare. I secondi, {name}, sono i peggiori.
La prima “fatica” in questo senso l’ho vissuta nel riscrivere il capitolo 2: ho steso la prima parte di getto e per mesi ho lasciato in sospeso la seconda. Copia e incolla per il capitolo 7 e poi per il 19. In tutti e tre i casi però al blocco, per quanto lungo, è seguita una svolta convincente. Se a mancare è lo spunto narrativo, tutto sommato basta trovarne uno per ripartire.
Ma quando i problemi sorgono in fase di revisione, la faccenda è molto più complicata: così è stato per i capitoli 4, 11 e 24, su cui *coff-coff* ho rimesso mano recentemente, tentando di sanare le parti finora ancora insanate.
Dei tre, l’osso particolarmente duro è il 4: ho tentato innumerevoli volte di asciugarlo e renderlo omogeneo, soprattutto nelle descrizioni. Imperano le annose domande per cui latita una risposta definitiva: quanto dire? Come dirlo? Quanto spazio prendere?
Lascerò sedimentare l’ultima versione partorita fin qui prima di riaprirla e scoprire se finalmente funziona. |
| |
|
Quinta fatica: riprendere la stesura.
L’obiettivo dell’estate è riallacciare i fili dei capitoli mancanti. Per farlo, oltre a combattere la stanchezza insostenibile delle ultime settimane e il caldo africano che trasforma il giardino in un forno a legna (non so se lo sai, {name}, ma con la bella stagione riesco a scrivere solo seduta sotto il portico con vista alberi/orto/galline che razzolano/gatti che ronfano), mi sono data alla lettura. Se è vero che per scrivere bisogna leggere, mi sto impegnando almeno su questo fronte.
Per ficcare la testa nella neve, ho già letto e finito Endurance di Alfred Lansing, che racconta, come da titolo, L’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud: la storia, realmente accaduta, del salvataggio dell’equipaggio dell’Endurance, rimasta stritolata tra i ghiacci dell’Antartide. Mi è stata utile per scoprire molti piccoli dettagli che potranno servirmi nelle parti che scriverò a breve.
Per un po’ d’ispirazione storica, ho invece messo le mani su Il nome della rosa di Umberto Eco: anche se non c’entra niente col mio romanzo, non è male concedersi un po’ di sano ritorno indietro nel tempo. |
| |
|
Estate di mari e di eroi.
Luglio (ciò che ne resta) e agosto saranno mesi… acquatici: quale miglior periodo per riprendere con qualche mitologica scappatella di Poseidone? E quando, se non ora, affacciarsi in fondo al mar in cerca delle antenate della Sirenetta?
È in arrivo una breve serie di video dedicata alle Sirene antiche e, salvo imprevisti, tra non molto uscirà un nuovo video lungo in tema sul mio canale YouTube. |
| |
|
John William Waterhous, A marmaid. |
| |
|
Ma questa sarà anche un’estate eroica: come altro si potrebbe definire il racconto dell’intera saga di Eracle? Perché, sì, {name}, vita morte e fatiche di Megafusto ti terranno compagnia un po’ per volta nelle settimane in arrivo. Ne parlerò insieme a Giulia Faina - se non conosci le sue Storie de mai ‘na gioia, ti consiglio di dare un’occhiata: i suoi video sono divertentissimi e adoro il modo leggero e scanzonato con tratta gli argomenti, molti dei quali davvero insoliti (e per questo ancora più intriganti). |
| |
|
A proposito, forse non sapevi che...
Fatiche e pasticci: lo zampino della Disney.
“Fu tanto tempo fa”, dicono le muse, ma è una delle poche cose che la Disney ha raccontato correttamente sul mito di Eracle. Il primo “errore” sta nei nomi: molta confusione tra greci (Zeus, Era, Ade) e latini (Hercules). Il secondo è Pegaso, che era il cavallo di un altro eroe, Bellerofonte, e che non nacque da Zeus ma da Poseidone.
Eracle, poi, non era figlio di Era, ma di Alcmena: Zeus l’aveva sedotta “travestendosi” da suo marito Anfitrione (e Disney ha recuperato i loro nomi, Alcmena e Anfitrione, per genitori adottivi di Erc, benché i due non fossero né vecchi né poveri). Impreciso è anche Fil: Eracle ebbe, sì, un maestro mezzo umano, non un satiro, ma un centauro, Chirone. Filottete è un personaggio che compare nel mito, ma solo perché incendia la pira funebre dell’eroe.
Quanto a Megara, Eracle effettivamente la sposò, ma non fu un vissero felici e contenti. |
| |
|
E che dire di Ade? Il dio dell’oltretomba fa una comparsata durante la cattura di Cerbero, ma non c’entra proprio niente con le dodici fatiche. A rendere la vita di Erc impossibile fu Euristeo, l’insignificante re di Micene, che agì per volere di Era: la moglie gelosa del divino marito che non sapeva tenersi il chitone addosso. |
| |
|
Le Sirene muoiono.
Ma non nell’Odissea: è un’opera successiva, l’Alessandra di Licofrone (IV-III secolo a. C.), a predirne il destino: al passaggio di Ulisse, le Sirene si suicideranno gettandosi in mare e i loro corpi verranno sparsi dalle onde sulle coste di Calabria e Campania (uno dei quali a Napoli).
Questa scena è riprodotta sul celebre stàmnos attico conservato al British Museum e rinvenuto a Vulci. Il vaso è databile al V secolo a. C. ed è la fonte più antica che possediamo su questa storia. |
| |
|
Stàmnos di Vulci, conservato al British Museum. |
| |
|
Due cose, guardando lo stàmnos, saltano subito all’attenzione: le Sirene non assomigliano ad Ariel e sono letteralmente uccelli col volto di donna; il loro numero si è canonizzato in tre, benché secondo Omero fossero soltanto due. |
| |
|
Libri consigliati per l’estate.
Se vuoi scoprire i segreti delle Sirene e provare a capire come da esseri pennuti siano diventati pinnuti, puoi leggere Sirene. La seduzione dall’antichità a oggi, di Elisabetta Moro, edito da Il Mulino: un saggio breve e scorrevole (anche se non proprio semplicissimo e dallo stile piuttosto accademico) che racconta le Sirene “prima e dopo Omero”, fino alle più famose sirene d’autore. |
| |
|
Se invece vuoi una lettura di svago, leggera e divertente, ti consiglio Zia Mame di Patrick Dennis: il classico romanzo rifiutato da non si sa quanti editori e poi rivelatosi best-seller per la bellezza di 112 settimane. A raccontarci della magnetica e stravagante Mame, zia milionaria di una New York anni ‘20-’50, è il nipote Pat (misterioso alter ego dell’autore) e lo fa con uno stile brillante ed esplosivo, straripante di termini insoliti ma azzeccatissimi, che ho amato particolarmente. |
| |
|
Fonti utilizzate per scrivere questa newsletter:
G. Guidorizzi, Il mito greco, vol 2, Gli Eroi, Meridiani Mondadori.
Omero, Odissea, con commento di V. Di Benedetto, Rizzoli Editore.
E. Moro, Sirene. La seduzione dall'antichità a oggi, Il Mulino Editore. |
| |
|
Ti ringrazio per avermi letta fin qui.
Se hai domande, curiosità, commenti su questa newsletter o idee da proporre per i nuovi contenuti online, non esitare a scrivermi!
Puoi contattarmi direttamente sulla mia mail nupost.nr@gmail.com oppure sui miei social. A volte rispondo tardi, ma rispondo. |
| |
|
Ultime uscite sul canale: |
| |
|