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Ciao {name},
è passato più di quanto avrei voluto dall’ultima volta che ti ho scritto. Perché io sia riuscita a mettere insieme molti video e non uno straccio di newsletter resta quasi un mistero anche per me. Ma sono cambiate tante cose negli ultimi mesi e quella temuta e inevitabile fase della vita in cui devi obbligatoriamente rinunciare a qualcosa è infine giunta anche al mio indirizzo. Ed è così, temo, che le newsletter ci sono finite dentro (in buona compagnia tra i panni da stirare, i mobili da spolverare e le ragnatele negli spigoli da rimuovere). |
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Cominciare l’anno nuovo.
Non farò una stima del bello e brutto del 2025 appena concluso. Quando immagino l’anno vecchio al tramonto, col suo bottino di cupa attualità sulle spalle, posso solo figurarmelo che stringe la mano al 2026 e con crudeltà sogghigna: “il tuo momento è giunto, non deludermi”.
Purtroppo crescere, per noi millennials, assomiglia sempre più a una presa di coscienza che tutto può ancora peggiorare e che quell’età dell’oro che ricordiamo insieme ai volti dei nostri nonni, ai film Disney e agli Ovetti Kinder con sorprese degne di questo nome non ritornerà più. Non in questo universo.
Lo so, {name}, non è il migliore dei propositi per cominciare il nuovo anno. Ma il fatto è che bisogna anche guardarsi allo specchio e chiedersi con lucidità cosa si può ancora salvare e cosa no. Forse l’unico vero insegnamento che il 2025 mi ha lasciato è che sia giusto aspirare alla serenità e che, se c’è ancora un piccolo spazio dentro cui costruire del buono, bisogna prenderselo, anche cercando d’ignorare il mondo che bussa fuori.
Finché si può, certo. Finché si può.
Non vorrei indugiare in toni eccessivamente apocalittici, ma mentre scrivo questa newsletter ho la vaga impressione di sentire il ticchettio dell’orologio e il tempo che rapidamente si affretta. Ma te ne parlerò meglio, forse, nella newsletter che scriverò tra marzo e aprile. Ti anticipo già, infatti, che presto tornerò latitante.
Qualcosa mi dice che le giornate si accorceranno e riempiranno come mai prima d’ora. Positivamente parlando, spero. |
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Lo (s)blocco dello scrittore.
Di buono c’è che nell’ultimo periodo ho ripreso a scrivere il romanzo. Sono rimasta bloccata per mesi, sempre lì fissa sulla stessa pagina a girare e a rigirare le frasi, come se bastasse lavorare di tetris per ritrovare l’ispirazione. Spoiler: no, non funziona così. Più ti ostini a spostare i pezzi, più è difficile uscirne: è la legge del criceto che corre nella ruota.
Mi sono sbloccata senza una ragione precisa. Forse è stata la lettura ad aiutarmi. Ho messo le mani su parecchi romanzi, a dicembre. Non tutti entusiasmanti, lo confesso. Ma a volte anche un romanzo mediocre può essere utile a darsi una scossa, perlomeno a me succede così: quando leggo pagine sciatte e poco convincenti, specie se sotto l’egida di un editore famoso, mi sale dentro una specie di effetto rivalsa. Con grande modestia (sigh) mi dico: posso fare di meglio ed è ciò che provo a fare.
Recentemente, poi, ho avuto un confronto poco felice proprio nell’ambito della scrittura (sorvolerò sui dettagli, ma, no, se te lo stai chiedendo, non ha a che fare col mondo dell’editoria) e dopo un iniziale momento di sconforto (non per il romanzo, ma per me e la sensazione di disagio che ne è derivata), ho fatto del mio meglio per trasformare il problema in un’occasione. Un’occasione ovviamente per scrivere meglio e di più.
Spesso tendiamo a farci abbattere dalle critiche, {name}, a trovare nelle parole degli altri più di quanto dovremmo (o di quanto c’è). Ma anche le critiche possono aiutarci a crescere, così come le difficoltà e i libri brutti.
Questo non vuol dire, certo, prestarsi gratuitamente alla resilienza e fare da punching-ball alla vita: è solo un modo costruttivo per intendere il proverbio “non tutti i mali vengono per nuocere”. Non impareremmo mai niente se tutto andasse sempre come vogliamo, meno che mai se il confronto con gli altri si risolvesse sempre e soltanto a un “sono d’accordo” o “non avrei saputo dirlo meglio”. |
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Dentro il nero: capitoli 36-37 e 43-44.
Ho portato a casa quasi quattro capitoli, non molto se il confronto è Stephen King - ma King fa solo lo scrittore. Sono pagine piuttosto cupe, di quelle che potrebbero a tutti gli effetti collocarmi nel dark fantasy, anche se, forse già lo sai, le definizioni di genere mi stanno strette, maledetto capitalismo.
Ma ho lavorato anche ad affinare la trama che manca: era ancora molto confusa e debole, piena di “poi vediamo” e di situazioni esageratamente costruite. Ho cercato di snellirla e ridurla, anche per non sforare i massimo dieci capitoli che mi sono concessa per arrivare alla fine. Il romanzo è già sufficientemente corposo e denso di eventi, quindi da qualche parte dovevo sforbiciare.
Sono stati, come sempre, i personaggi a orientarmi. Quando è la mente dell’autore a guidare l’azione, il rischio di risultare forzati è costantemente dietro l’angolo. |
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Febbraio: un ritorno alle origini.
Dopo un dicembre miscellaneo, tra vampiri, scrittori incompresi, miti sparsi e un paio d’inevitabili video natalizi costruiti apposta per mettere alla prova l’inappellabile rispetto cristiano verso il prossimo, il colpo di coda di gennaio è stato all’insegna del medioevo: trovi già su YouTube il primo video di una breve serie dedicata alle case tardo-medievali, in parte anticipato da alcuni Shorts/Reel usciti di recente. |
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Febbraio si aprirà con un ritorno alle origini, cioè ai miti delle origini: partiremo dal Caos primordiale per fare ordine nel from-zero-to-hero di Zeus; poi, passando per le pratiche d’ufficio di Afrodite, giungeremo alle settimana di San Valentino con una delle storie d’amore più tragiche e tormentate di sempre: Cime tempestose, a cui, complice anche l’uscita al cinema dell’ennesimo adattamento, dedicherò un video lungo e qualche Short/Reel extra. |
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A proposito, forse non sapevi che...
Heathcliff era un malessere.
Non so come Fennell renderà il rapporto tra Cathy e Heathcliff, ma la visione del trailer mi ha lasciata alquanto perplessa: non tanto perché gli attori (bravissimi eh, ma soprattutto belli da far cascare) non somigliano minimamente ai personaggi evocati dalla Bronte, ma per l’insistenza sull’erotismo, completamente assente nell’opera originale.
Cime tempestose è un romanzo di amore represso, di legami impossibili. Spero di non restare troppo delusa quando guarderò il film, perché nonostante la clausola “ispirato a”, un film che porta un certo titolo è pur sempre un film da cui ti aspetti una certa storia. |
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Frame da Cime tempestose di E. Fennell. |
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Mi incuriosisce, poi, che taglio avrà il protagonista, Heathcliff. Jacob Elordi ha già prestato il volto a una Creatura fin troppo politically correct (che, bellissimo il Frankenstein di Del Toro, eh, ma il messaggio che il vero mostro è l’altro ha vagamente sfiorato il patetismo), quindi mi chiedo se non gli toccherà fare il bis anche in questo caso…
Perché, ahimè, la vera forza di Heathcliff sta proprio nella tenebra che si porta dietro, nel suo essere, come direbbe Isabella, “un pazzo”, o, come aggiungerebbe Nelly, “un demonio”. La critica ha parlato di lui come di una raffigurazione del Male, forse addirittura del Male assoluto (vedi ad esempio George Bataille ne La letteratura e il male).
Ma c’è forse spazio per un personaggio del genere nel cinema odierno? |
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Male medievale (una fissazione).
I veri fan del male assoluto, però, hanno vissuto nel medioevo, e ahi voglia a dire che quella non era un’epoca buia quando i codici pullulano di decapitazioni, accoltellamenti e gente data alle fiamme. Che, sì, non ha nemmeno senso definire un’epoca “buia”, ma che i morti uccisi scappassero fuori dalle case come piattole resta comunque una sensazione diffusa (e non un gran biglietto da visita).
Sfogliando il Libro d’ore di Louis de Laval (ms. Latin 920, che se proprio muori dalla voglia di guardare trovi qui), ho raccolto una bella collezione di passati a peggior vita, miniature straordinarie per colori e dettagli, che però potrebbe aver disegnato Hannibal Lecter. Te ne lascio qualcuna a seguire, senza commento, tanto si commentano da sole. |
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Miniature del Libro d'ore di Louis de Laval, dettagli. |
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Tappezzeria apocalittica.
Ma peggio delle miniature splatter c’è solo una cosa: la tappezzeria splatter. Perché, finché le teste mozzate rotolano solo fuori dai libri, si potrebbe anche pensare che le si consultasse al bisogno. Invece non è raro che compaiano negli affreschi o negli arazzi, dove era proprio inevitabile far cadere l’occhio.
È il caso degli affreschi di Palazzo Davanzati, di cui ho parlato in questo video: un dramma amoroso che si conclude con tre vittime, due suicidi e un’immancabile decapitazione, e che ha pure l’aggravante di trovarsi (l’affresco, non il dramma ovviamente) in una camera nuziale.
Mentre una menzione a sé merita lo straordinario Arazzo dell’Apocalisse, a cui ho accennato nell’ultimo video lungo: circa 140 metri di sbudellamenti, mostri e sangue a catinelle. Che ok memento mori, ma non si può fare un po’ più soft? |
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Arazzo dell'Apocalisse (1373-1377) conservato ad Angers. |
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Qualcosa di consigliato.
Un romanzo...
Circe di Madeline Miller: un’opera che ho letto anch’io sotto consiglio. D’accordo, è famosissima, ma io l’ho letta solo un mese fa. L’ho apprezzata molto per lo stile, prezioso e riconoscibile, e per l’accuratezza della trama, che non ignora i miti e che, anzi, li integra, lasciando comunque spazio a personaggi originali e ben costruiti.
Un saggio...
A letto nel medioevo di Chiara Frugoni: cioè, se non hai ancora letto niente della Frugoni è proprio il momento di recuperare. Le sue opere, oltre a essere davvero accessibili, combinano testo e illustrazioni per restituire un’immagine quanto più completa e verosimile del mondo medievale. Questo è tra tutti il suo libro più agile, ma anche uno dei più divertenti. |
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Un telefilm...
True Detective - Night Country: quarta stagione della serie (non sono continuative, quindi non hai bisogno di guardarle tutte) ambientata in Alaska nei giorni più bui dell’anno. Un caso di pluriomicidio s’intreccia con visioni e superstizioni di una terra dominata dalle tenebre. Ben scritta, ben girata, ben recitata, con una trama convincente e un’ambientazione suggestiva. |
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Un post...
Perché le serie TV sono scritte così male? Perché i personaggi fanno spiegoni continui sulla trama? Ne ha parlato Chiara Torrisi (Storia tra le Pagine) in questo post: la risposta è sempre che non riusciamo a staccare un momento gli occhi dal cellulare.
Un video...
Di citazioni fuori contesto e di appropriazione culturale delle opere letterarie parla Daniela Tedone (La Storia per Ted) in questo video, che ho trovato ricco di spunti di riflessione, nonché inevitabilmente attuale. |
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Ti ringrazio per avermi letta fin qui.
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