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Ciao {name},
Questa newsletter arriva più tardi del tardi previsto. No, non è un errore di battitura, anche se forse avrai imparato che farne è una mia specialità. Ma ti avevo avvertito che non avrei scritto prima di aprile e, com’era prevedibile, alla fine aprile è pure passato.
E adesso che ci avviciniamo a maggio mi chiedo perché non approfittare del 10? Potrebbe essere una buona occasione!
Ah, ti stai chiedendo cosa succede il 10 maggio? Ti capisco, me lo chiederei anch’io perché prima d’ora non ho mai dato troppo peso a questa ricorrenza. Anche perché, diciamocelo, le ricorrenze che cambiano ogni anno sono proprio infide.
Ancora ti chiedi di cosa sto parlando? Continua a leggere e capirai. |
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A febbraio è successo.
Sono diventata mamma. Ecco, l’ho detto, niente giri di parole. Cercavo un modo meno banale per farlo, ma ne esiste uno?
Ho tenuto per pochi questa notizia perché non volevo parlarne prima che la DPP arrivasse. Ma una cosa che non scrivi o mostri sui social è una cosa mai avvenuta. Quindi non deve sorprenderti se persino un paio di parenti, a vedermi la prima volta, hanno esclamato: “non sapevo niente, non l’hai detto su Instagram!”.
Eh già, non l’ho detto. Instagram non è il luogo per condividere sprazzi di vita, non per me. La gravidanza è stato un momento delicato e bellissimo che ho avuto bisogno di proteggere e coccolare tra le braccia di pochi. Viviamo in un mondo in cui tutti chiedono esposizione, ma è liberatorio scoprire che non è necessario né obbligatorio dover condividere tutto.
Anzi, mai come in questi mesi ho sentito che la vera libertà è scegliere di non condividere quando potresti (o quando i social ti fanno credere che dovresti). |
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Cose che impari cammin facendo.
Intanto non lo so se sono cambiata, io non mi sento troppo diversa. Continuo a ritagliarmi il mio tempo (molto poco) per scrivere e girare video. Diventare genitore t’insegna che puoi fare anche tre, quattro cose insieme (due era il minimo, le facevo già). Che puoi mangiare con la sinistra, ad esempio, con il piatto in bilico sul bracciolo del divano mentre allatti il tuo cucciolo (o la tua cucciola, com’è il mio caso).
E non soltanto.
In questi primi due mesi e mezzo ho imparato che ci si può prendere cura di qualcun altro anche meglio di quanto ci si prenda cura di se stessi; che anche con cinque ore di sonno si può tenere il conto degli appuntamenti e delle persone senza dimenticare di chiudere il gas prima di andare a dormire; che si è molto più bravi a ricordarsi le cose di un figlio che le proprie; che niente è insormontabile, anche se fa male e ti obbliga a svegliarti tre volte a notte.
Ho perso più di una certezza che credevo incrollabile: che il parto sia il dolore più difficile che una donna possa provare, ad esempio. Dolorosissimo, certo, ma niente supera il dolore costante che accompagna il primo mese - e almeno il travaglio non dura così tanto.
Nel post parto invece hai l’impressione che non tornerai a sedere comodamente nemmeno in mille anni e che il mal di schiena non ti abbandonerà più. Tutte le fibre del corpo vogliono dire la loro: dalla testa ai piedi, e finisce che ogni mattina ti svegli e senti che ti fa male qualcos’altro. |
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Partorirai con dolore.
Le donne avrebbero bisogno di un mese di riposo per riprendersi dal parto, ma la Natura ha calcolato tutto perché affrontino la fase più difficile della loro vita nel momento in cui stanno peggio. Che dire? La disparità di genere è un fatto biologico, altroché.
Portare avanti una nuova vita è un compito straordinario e potente per ogni sesso, ma perché diavolo il contributo anatomico degli uomini dura appena pochi secondi ed è pure piacevole, mentre alle donne tocca smazzarsi tutta - TUTTA - la parte complicata?
Ho cominciato la gravidanza con le parole della mia dottoressa: “Proverai tutti i dolori che non hai mai provato e che nemmeno immagini”. L’ha detto col sorriso, certo, non come la Bibbia, ma il senso era chiaro e fin troppo ragionevole.
È così che sono stata iniziata ai sacri misteri del mal di schiena, passando per le cinquanta sfumature di crampi addominali, per culminare nel gotha delle contrazioni uterine che altro non sono che una versione potenziata (be’, mancava un po’ di dolore supplementare) del mal di pancia da ciclo - ah, sì, questo mi ha resa edotta sull’utilità di quell’insopportabile palestra di sofferenze che accompagna una donna ogni mese: prepararti.
E siccome non era abbastanza, ho vinto anche una pulpite omaggio (perché persino i denti e le gengive in gravidanza sentono la velleità di partecipare attivamente) con un unico antinfiammatorio concesso: la Tachipirina.
Non oso pensare a come andavano queste cose prima del Novecento.
Capirai senza il mio contributo, {name}, come gambe gonfie, acidità di stomaco, reflusso, rinite gravidica, insonnia e fame notturna siano solo un apostrofo rosa tra le parole “mannaggia santa”. E quando arriva la fine, che non riesci più nemmeno ad allacciarti le scarpe e dormire due ore senza andare in bagno, finisci quasi per desiderarlo il parto. Incredibile.
Poi, vivendo, impari che anche allattare è doloroso. Mai sentito parlare di ragadi al capezzolo? Di ingorgo mammario? Passi dallo svegliarti in un bagno di sudore e latte al sentirti i seni duri e pesanti come mattoni (e fa male anche questo, sigh). Ma soprattutto, se il pupo non ti sveglia in piena notte, ci pensa il latte. Così finisce che anche quando tutti dormono a te sono concesse comunque cinque ore massimo.
Per questo molte donne scelgono di non allattare. Sinceramente, se avessi dovuto farlo per me avrei smesso anch’io dal giorno 1. Invece, per un figlio fai questo e altro, ed è una frase che solo da genitore puoi capire pienamente. |
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Dio, lavoro, famiglia.
Diciamocelo, la natura non è stata clemente con le madri e sarebbe bello poter dire: “però la società ha aiutato”.
Col ca**o.
In Italia è tutto studiato perché la cura dei figli, soprattutto nei primissimi mesi, sia, resti e si fossilizzi vita natural durante come un fatto prettamente femminile, punto. Si parla di parità di genere, ma di paritario non c’è proprio niente.
I papà, per dirne una, hanno diritto a 10 soli giorni di “paternità”. Per una volta una disparità al contrario, penserai. Tutti cadiamo in questo tranello. Ma di fatto lo svantaggio riguarda comunque sempre le madri. Provo a spiegarmi senza bestemmiare.
Attualmente nel nostro paese i genitori hanno diritto a 5 mesi di congedo entro i 3 anni di ogni figlio; 4 di questi mesi, ripartiti equamente tra genitori, sono pagati all’80%, il restante al 100% e spetta a un genitore A SCELTA.
Dov’è la fregatura? Che chi prima prende il congedo al 100% consuma quei 30 giorni e questo vuol dire che sono sempre le madri a rimetterci. Perché si tratta di scegliere tra avere a casa tuo marito/compagno/partner (e non per farti le vacanze ma per necessità reale) e rinunciare a 30 preziosi giorni a casa (e non per farti le vacanze ma spesso per allattare, cosa che nessun altro può fare al posto tuo). E tre mesi di maternità non bastano neanche lontanamente se consideri che anche l’OMS raccomanda lo svezzamento dopo i sei mesi.
In più, è evidente come tutto questo crei una disparità di stipendio e condizioni. Perché all’uomo andrà comunque il mese meglio retribuito e la donna subirà comunque tutti gli svantaggi del caso. Insomma, dove dio (scegli tu quale) ha creato la famiglia, il XXI secolo si è inventato il lavoro.
Perché, pensandoci, il vero problema del nostro tempo è proprio questo: l’inganno dell’emancipazione che ha portato le donne da angelo del focolare a persone in carriera. E cioè, dal dover gestire casa, pasti e figli a doversi barcamenare tra casa, pasti, figli E LAVORO.
Solo il capitalismo poteva riuscire in questo miracolo.
Disclaimer: rileggendo fin qui ho avuto io stessa l’impressione che sia andato tutto male, mentre invece è andato quasi tutto perfettamente. Ma le cose che ho raccontato temo prescindano dal come va. E questo mi fa riflettere su un’altra cosa: quanto tutto è ancora più difficile e insormontabile per le donne che non possono contare sul supporto della famiglia o che si ritrovano accanto mariti/compagni poco presenti. Perché dove natura e società impongono ostacoli, solo gli affetti possono davvero aiutare.
È vero che per crescere un bambino ci vuole “un villaggio” e purtroppo il nostro secolo sta distruggendo anche questo, con l’illusione che guadagno, lavoro e visibilità siamo valori essenziali, quando niente conta più del tempo e delle persone. Ma ci vuole fortuna, sia per il tempo sia per le persone. |
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Era estate dietro i contenuti.
Finalmente posso dirlo: da settembre ad aprile sono sparita dai social. Forse non l’hai notato, perché non ho mai smesso di pubblicare, ma tutti i video, salvo le serie su Sandokan e Cime Tempestose, erano già stati girati prima che finisse l’estate.
Hai capito bene: ho scritto e registrato circa 80 video brevi prima che il pancione diventasse evidente. Quindi sì, anche se ero a maniche lunghe, fuori c’erano 30 gradi (anche nei video di Natale… ho fatto una sudata con quel maglione che non ti dico).
È stata una bella impresa, ma per necessità ci si ingegna.
Solo qualche giorno fa ho ripreso a girare. Be’, con molto meno tempo a disposizione, ma ho approfittato di ogni minuto possibile per scrivere. Anche questo aiuta a superare la babyblue. |
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Non nego che il mio nuovo ruolo di “mammucca” abbia inciso sulla scelta dei temi. Dopo qualche mese all’insegna delle nascite divine, maggio si aprirà con l’infanzia medievale, di cui ho già parlato un po’ di tempo fa in questa breve serie.
Ma parleremo anche di mitologia: sono in arrivo storie di dèi che se la prendono, che puniscono o che vengono puniti.
Per i nuovi video lunghi dovrai invece aspettare. Ho alcuni progetti iniziati (scritti ma non ripresi o montati), che difficilmente porterò a termine prima di qualche mese. Farò del mio meglio per riprendere a settembre.
Intanto, se le hai perse, puoi recuperare le ultime uscite: Cime Tempestose e Com’erano fatte le case medievali. |
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A proposito, forse non sapevi che...
Madri a pagamento.
Quando il latte artificiale non esisteva, i bambini andavano “a balia”. Succedeva soprattutto tra i ceti ricchi, ma non soltanto.
Spesso si pagava una balia anche per scelta, non per necessità: per la gioia dei mariti, che potevano riprendere possesso del letto delle mogli (in tutti i sensi) e per la gioia delle mogli (si fa per dire) che potevano riprendere a fare figli in men che non si dica.
In passato il mondo era pieno di pancioni.
Quando si parla di medioevo, però, si tende a porre l’accento sul volere degli uomini, secondo il modello conclamato dei “secoli bui” per cui “medievale” vuol dire antiquato, sbagliato e dannoso. Quindi il baliatico era un volere maschile imposto al corpo femminile. Un concetto indubbiamente sensato che tuttavia ha il pregio di sollevare i nostri tempi dal peso della discriminazione. |
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Scegliere la balia, da Aldobrandino da Siena, Régime de santé, Paris, Bibliothèque Nationale, ms. Français 12323, fine XIII secolo. |
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Mio dio, nel medioevo sì che erano dei mascalzoni! Loro sì che facevano cose brutte!
Ma è possibile che il baliatico sia nato anche per agevolare le donne (ricche), affidando ad altre donne (meno ricche) un compito che di fatto è una bella scocciatura? Allattare è pesante e doloroso (più doloroso che pesante, spesso) e lo è oggi, figuriamoci in passato…
Ti propongo quindi una riflessione: è possibile che questo lavoro (perché di un lavoro si tratta) fosse il risultato anche di un rapporto di forza tra ceti e non soltanto tra sessi? Un rapporto che però noi oggi tendiamo a non guardare (o a non considerare) perché è più comodo ripeterci che nel medioevo sì che le donne erano discriminate! E che invece oggi (assunto che ci assolve) le cose sono cambiate?
Perché sono proprio cambiate, no? |
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Madonne brutte e bambinelli troppo cresciuti. |
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Una moda pratica.
Senza uscire dai binari del “medioevo-secoli-bui”, forse ti stupirà scoprire, {name}, che pratiche soluzioni pre e post-maman in fatto di moda esistevano già anche al tempo.
Gli abiti delle donne erano spesso a più taglie, con lacci che si potevano allargare e stringere come serviva. Sarà forse perché i corpi femminili cambiavano forma molto più frequentemente di ora?
Ma esistevano già anche soluzioni ingegnose proprio per l’allattamento… indumenti scollati che potevano essere abbassati e allargati (i brand per mamme e bebè li ripropongo ancora) o addirittura aperti! Proprio come accade oggi…
Come vedi, non abbiamo proprio inventato nulla. |
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Abiti apribili nel medioevo e oltre. |
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Corpi vietati.
“È una strana sensazione, in un bagno di sudore, è il mio corpo che cambia”: potrebbe cantarlo Atteone, che un brutto giorno capitò dove Diana faceva il bagno, ovviamente nuda.
Nel mito greco non è una novità che gli dèi se la prendano per il sì e per il no, ma le dee se la prendevano particolarmente se i mortali le sorprendevano senza vestiti. Guardare il corpo di una divinità era infatti considerato sacrilego. Guai a mettere gli occhi dove non era concesso.
Ma questo anatema ha riguardato anche altri. Ad esempio Anchise, il padre di Enea. Ti racconterò di più nei video che arriveranno nei prossimi giorni. |
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André Corneille Lens, Diana e Atteone, tra XVIII e XIX secolo. |
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Un libro consigliato.
Parlando di cose medievali (buffe ma anche brutte) ti consiglio un libro di recentissima pubblicazione: Il medioevo dalla A alla zazzera di Manlio Castagna: un testo vivace e scorrevole, che affronta alcuni aspetti curiosi e stravaganti del mondo medievale attraverso 21 temi ordinati alfabeticamente. Per citarne qualcuno: il Calcio, le Fognature, i Serial killer…
Oltre a essere molto divertente, il libro è anche curato nei minimi dettagli e corredato dalle illustrazioni di Alice Guidi, ispirate ai codici miniati. Un vero gioiellino! |
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Ti ringrazio per avermi letta fin qui.
Se hai domande, curiosità, commenti su questa newsletter o idee da proporre per i nuovi contenuti online, non esitare a scrivermi!
Puoi contattarmi direttamente sulla mia mail nupost.nr@gmail.com oppure sui miei social. A volte rispondo tardi, ma rispondo. |
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