Newsletter Marzo '24
Di luci, ombre e cadute

Ciao, {name}

Com’è trascorso questo mese? Febbraio è sempre breve e troppo pieno. Pieno mai come quest’anno, almeno nel mio caso: 29 giorni in cui ho testato la mia costanza: non una qualità di cui vado fiera, perché sono quel maledetto tipo di persona che comincia tremila cose insieme e non ne porta a termine neanche una.

Non voglio dire che febbraio 2024 è stato un mese di svolta, ma ho raccolto dei risultati positivi: ho pubblicato e con un certo ordine tutti i contenuti che mi ero prefissata e soprattutto ho scritto con insolita regolarità.

3 capitoli

33 pagine

14.603 parole

87.408 caratteri

Per una che verso i numeri nutre poca simpatia, non è tanto il quanto a fare la differenza, ma il cosa: con febbraio ho terminato quello che ormai sono solita chiamare “secondo blocco” del passato, che per tanto tempo ho continuato a rimandare.

Capitolo 13: un arduo viaggio per mare.

È stato letteralmente un capitolo di luci e ombre: ostico al principio, quasi insormontabile. Ho provato a scriverlo molte volte in passato: la scorsa estate, in particolare, tentai la strategia mai riuscita dello scrivere linearmente seguendo i capitoli e alternando presente e passato. Ma ero così dentro ai personaggi e alle situazioni del presente, che il passato non riuscivo proprio a figurarmelo e i suoi stessi protagonisti mi rimanevano difficili da sondare. C’era la questione della nave, del viaggio, dell’equipaggio: volti che dovevano comparire, ma prendere poco spazio, fare colore e dare veridicità, senza complicare le situazioni.

Non è stato facile scrivere di ambienti sconosciuti e di situazioni mai vissute: le stanze sotto coperta, i luoghi dove dormire, il rollio della carena, gli odori e i suoni che vengono dal mare. Ho fatto appello ai ricordi e alle sensazioni che provato in quelle rare volte che ho preso un battello e riempito il resto con la fantasia, sperando di non aver scritto stupidate colossali.  

Capitolo 14: un fiume in piena.

Credo di aver ideato la scena principale di questo capitolo ben 11 anni fa. So perfettamente quale romanzo stessi leggendo in quel periodo e quali suggestioni mi diede: nel riprenderlo di recente, proprio in cerca d’ispirazione, ho trovato una data appuntata sulla prima pagina: «maggio 2013».

Il romanzo era Gli occhi di Venezia, di Alessandro Barbero.

È stato un capitolo rapido, il 14. Me lo sono tolta da dentro con foga, come se i personaggi mi obbligassero a scriverlo tutto e in fretta. Erano i giorni di Sanremo, ero a casa con l’influenza, e scrivevo di sera, tra le nove e le undici, mentre in sala la tivù era accesa. Non è stata la prima volta che mi è capitato di scrivere tanto in giorni di malattia: i Romantici forse direbbero che gli stati febbrili provocano associazioni impreviste che generano creatività?

Comunque ricorderò la musica, di là, che non era adatta, ma funzionava: mi ha aiutata a entrare in uno stato di confusione e incertezza che ho riversato nelle pagine, come se gli eventi, all’interno, stessero accadendo a me e non ai personaggi.

Capitolo 15: la caduta.

Per terminare questo, che era l’ultimo capitolo del “secondo blocco”, ho impiegato più di due settimane: i miei ultimi giorni in nave, il tempo che cambiava, le notti sempre più fredde. Ho scritto la primissima parte come “colpo di coda” del 14 e le scene successive in due diverse, faticose, ondate. Mi ha bloccato nel mezzo la magia, che in questa storia non ha il suono di formule magiche e incantesimi, ma è qualcosa di rituale e atavico, folklorico.

Per cercare suggestioni, ispirazioni e appigli mi sono affidata a James George Frazer e al suo Il ramo d’oro. Dice Frazer che «ci sono buoni motivi per ritenere che, nell’evoluzione del pensiero umano, la magia sia antecedente alla religione» e questa citazione basta a spiegare perché per me questo testo è così importante per la scrittura di un romanzo che qualcuno, immagino, etichetterebbe subito come fantasy (ma di questo riparleremo).

Strumenti del mestiere: fonti e musiche.

Sul ponte, capitolo 13: Art Garfunkel, Bright Eyes.

Sulla strada, capitolo 14: Fabrizio De André, Amico fragile.

Sotto le stelle, capitolo 15: Passenger, Bloodstains.

Novità di marzo: una caduta negli Inferi.

Il prossimo 25 marzo sarà il Dantedì: come potevo non segnarmi la data sul calendario e pensare una programmazione in tema? Ma non sarà solo il sommo poeta a farla da padrona: vi racconterò dei regni ultraterreni immaginati dagli antichi, dei miti che parlano dell’aldilà e di quelli che “sono scesi” prima di Dante.

A marzo cambieranno gli orari: dopo il sondaggio degli scorsi giorni, i post di Instagram usciranno alle 21:00 e non più alle 14:00!

NUOVI ORARI
Lunedì, Mercoledì e Venerdì ore 21:00 Bonus: Domenica ore 21:00
Instagram

A proposito, forse non sapevi che…

Si scende e si sale.

La discesa di una persona viva nell’Ade è un motivo ricorrente della letteratura e ha per questo un nome suo proprio. Si chiama catabasi, dal greco κατάβασις “discesa”. La prima “discesa” di questo tipo che si conosca è descritta in un racconto della mitologia mesopotamica e ha come protagonista la dea Ištar: si tratta di un testo antichissimo, databile tra il III e il II millennio a. C.!

Ade l’Invisibile.

Secondo il mito, Ade, re degli Inferi, indossava un elmo invisibile, conosciuto come Kunée. L’elmo sarebbe stato fabbricato dai Ciclopi e offerto ad Ade in occasione della guerra contro i Titani: al contempo i Ciclopi avrebbero offerto a Poseidone il tridente e a Zeus la folgore, simboli del loro potere sul mare e sui cieli.

Stige o Acheronte?

Più o meno tutti ricordiamo che il “vecchio, bianco per antico pelo”, Caronte, descritto da Dante nel III canto dell’Inferno, attraversa la “trista riviera d’Acheronte”: il fiume che dividerebbe l’Antinferno, situato dopo la porta, dal Primo Cerchio, il cosiddetto “Limbo”. Eppure originariamente quel fiume, su cui Carone traghettava le anime, non era l’Acheronte ma lo Stige: un fiumiciattolo che si credeva scorresse in Arcadia. Il mito racconta che nello Stige sarebbe stato immerso Achille dalla madre Teti e questo fatto avrebbe reso l’eroe invulnerabile.  

Ti ringrazio per avermi letta fin qui.

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A presto,

Nu.

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