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Ciao {name},
Come stai? Spero tu abbia trascorso un aprile tranquillo; il mio è stato piuttosto movimentato.
Come forse avrai letto/visto sui social, mi è capitata una situazione piuttosto sgradevole su TikTok: un creator ha utilizzato alcuni spezzoni dei miei video per colpirmi, mettendo in evidenza la mia disinformazione a proposito di un argomento che lui, esperto, anzi “ossessionato”, dall’infanzia, conosce meglio di chiunque altro.
Un argomento insomma suo, difficilmente “utilizzabile” previa supervisione sua (del creator) e dei suoi fedelissimi. Che vero peccato non averlo saputo prima: non avevo idea che alcuni argomenti online fossero off-limits. A volte mi è capitato di escludere dei temi perché sensibili o controversi (sai, {name}, questioni come la Guerra Israelo-palestinese o il conflitto in Ucraina, ancora in corso e nei quali è sempre spinoso addentrarsi), ma non avrei mai immaginato che l’RMS Titanic, affondato oltre un secolo fa, fosse uno di questi.
Quando nella newsletter di aprile, proprio a proposito dell’RMS Titanic, scrivevo: “Cosa potrebbe raccontare meglio l’arroganza umana?”, non immaginavo che sarebbe finita così. Con arroganza. |
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Continuare a scrivere: capitoli 19-21.
Li ho finiti e in un tempo più breve di quanto avrei mai immaginato. La parte iniziale del capitolo 19, di cui ho parlato il mese scorso, mi ha dato parecchio filo da torcere, ma superato l’ostacolo dell’approdo ho scritto il resto molto rapidamente!
Sulla stessa onda di ispirazione ho cominciato e concluso anche il 20. Lavorare sul 21 è stato un po’ più complicato, ma in fin dei conti meno di quanto sembrasse al principio. Pagina dopo pagina, paragrafo dopo paragrafo, senza troppe riscritture, ho concluso anche quello e attualmente sto lavorando sul 22. |
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Momenti di raccordo: il mio tallone d'Achille.
A forza di scrivere, ho imparato che non tutte le parti sono uguali: ce ne sono più semplici e di più difficili, di divertenti e di piatte, di emozionanti e di noiose, e non per tutti valgono le stesse “etichette”. Ad esempio, non faccio difficoltà a raccontare i momenti campali e adoro le descrizioni, ma ho una vera repulsione per le fasi di raccordo, quelle che riempiono i vuoti tra gli eventi principali.
Per me sono come le fughe tra le mattonelle: ricettacoli di polvere e sporco non meglio precisato, dentro cui vanno a incunearsi frasi non sempre brillanti e pensieri a volte scollegati. Sono, anche, le parti dove più sento di dover inserire i pensieri, e non amo farlo: le sequenze riflessive sono in genere quelle che stendo più faticosamente, ragion per cui preferisco affidare le riflessioni ai dialoghi, se possibile: ho l’impressione di spiegarmi meglio e di divertirmi di più.
La scrittura è tra le tante cose anche una questione di gusti personali. |
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La mia postazione primaverile: portico, computer e gatto. |
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Maggio di metamorfosi e mostri.
Di mostri in… mostri, maggio sarà un mese di metamorfosi. Parleremo dei miti della trasformazione, una trasformazione vegetale ma anche, appunto, mostruosa. È strano, {name}, ma avevo programmato questo tema molto prima di incontrarli davvero certi mostri. Ma i mostri delle fiabe e delle leggende, sotto un aspetto spaventoso, nascondono quasi sempre un animo buono, mentre nella realtà succede quasi sempre il contrario: i mostri peggiori sono quelli che si presentano come persone “normali” e soprattutto… gentili.
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A proposito, forse non sapevi che…
Al principio furono gli alberi.
La mitologia greca è piena di fanciulli e fanciulle trasformati in alberi e fiori per sfuggire all’amore non corrisposto di un dio violento. Di un dio, oserei dire, in qualche modo… mostruoso.
Dafne, Mirra, Clizia, ma anche Narciso, Ciparisso, Adone… sono solo alcuni dei nomi che s’incontrano parlando di metamorfosi prima del celeberrimo scarafaggio kafkiano. I Greci amavano giocare con le trasformazioni, mescolando mondo umano e vegetale per spiegare perché certe piante sono care alle divinità. E perché lo sono rimaste, ancora e ancora. |
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Perché ad esempio siamo soliti rappresentare i personaggi illustri con la testa coronata d’alloro? O indossiamo la corona d’alloro quando ci laureiamo? E perché parliamo proprio di “laurea”?
Tutto si deve a una di quelle metamorfosi: Dafne, che Zeus tramutò in alloro per salvarla da Apollo. Lui la voleva, lei voleva rimanere vergine. Apollo non si rassegnò alla sua scomparsa e da quel giorno cominciò a ornarsi di lei. Dal momento che era il dio delle arti, l’usanza di “coronarsi d’alloro” è passata agli imperatori romani, e poi agli scrittori illustri – da Dante a Petrarca – fino alle aule delle nostre università.
La stessa parola “laurea” nasce proprio così, da “laureo”, che vuol dire “alloro” e che al principio fu Dafne. |
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Shakespeare e La bella e la bestia.
Di metamorfosi e trasformazioni parlano anche le fiabe, la più nota delle quali è sicuramente La bella e la bestia: una fiaba d’autore, conosciuta soprattutto nella versione di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, datata 1756, da cui è tratto il lungometraggio animato uscito nelle sale nel 1991.
Quella di Beaumont è tuttavia solo una delle molte versioni di questa storia che, al pari di Cenerentola, ha antecedenti letterari antichissimi. Uno di questi può essere rintracciato nella commedia shakespeariana Sogno di una notte di mezza estate e nel personaggio della regina Titania, che, sotto l’effetto di un filtro d’amore, s’invaghisce del buffone di corte, Bottom: un uomo dal corpo deforme e dalla testa asinina. |
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L’Asino d’oro: Psiche o Belle?
Ma l’antecedente più antico de La bella e la bestia è la favola di Amore e Psiche, contenuta nelle Metamorfosi di Apuleio, note anche come l’Asino d’oro. In Amore e Psiche è già presente il tòpos della fanciulla che, persa in un grande e misterioso castello, s’innamora del proprio ospite, senza sapere davvero chi sia.
Ne La bella e la bestia, quest’ospite viene presentato con le fattezze di un mostro, mentre in Amore e Psiche lo si presume tale, anche se la protagonista non l’ha mai guardato e può soltanto immaginarlo. La notte ha in entrambi i casi un ruolo importante: Psiche incontra il suo amante solo di notte e di notte scopre la prima volta le sue fattezze; Belle (chiamata semplicemente la bella nella versione scritta della fiaba) incontra il doppio della Bestia, un avvenente e dolce principe, nei suoi sogni notturni, dove la verità su di lui lentamente si disvela. |
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Volete venire a letto con me?
{name}, forse questa versione “notturna” de La bella e la bestia ti suonerà strana, e non mi stupisce. È quella scritta da una seconda autrice, Gabrielle-Suzanne de Villeneuve, che in realtà la ideò per prima, nel 1740. Non si tratta di una storia per bambini, ma di una lunga novella destinata a un pubblico adulto. E lo si capisce anche dal fatto che la Bestia, rivolgendosi alla Bella, le ponga ogni notte quella stessa domanda: “Volete venire a letto con me?”. |
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Un libro consigliato.
Se vuoi approfondire l’argomento, non posso che suggerirti il libro che ho studiato per scrivere i contenuti del video: La bella e la bestia. Quindici metamorfosi di una fiaba, edito da Donzelli. |
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In questo volume sono contenute tutte le fiabe “simili” a La bella e la bestia. In ordine cronologico troviamo tutti i “prima” (Apuleio, Straparola, Basile, Perrault) e tutti i “dopo” (Beaumont, Grimm, Calvino), e naturalmente la versione originale e non censurata della novella di Gabrielle-Suzanne de Villeneuve, difficilmente reperibile altrove in lingua italiana. Gli adattamenti sono scritti molto bene (anche se la favola di Apuleio la straconsiglio nell’edizione Oscar Mondadori delle Metamorfosi) e con uno stile assai godibile; all’interno inoltre è presente una piccola galleria fotografica a colori con le illustrazioni della fiaba. |
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Ti ringrazio per avermi letta fin qui.
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