Natura

Ultime foto nella natura: quando tutto sembrava solo normale

Sembrava tutto così normale quattordici giorni fa. La primavera era nel pieno delle fioriture, un po’ in anticipo per il caldo inaspettato. Il cielo si copriva a tratti (qualche ora dopo, lungo la strada, avrebbe piovuto) e il rumore delle macchine riecheggiava al di là dei rovi. Le persone erano uscite a passeggiare e a correre. Da questo scampolo di terreno, chiuso dall’asfalto su entrambi i lati, anche coperti dalle canne ormai secche, ci sembrava di essere costantemente al centro dell’attenzione: chiunque passava lanciava uno sguardo – le persone sono sempre curiose di vedere qualcuno che scatta foto, specialmente in mezzo ai fiori. Faceva fresco, nonostante le maniche di camicia, e i tacchi continuavano ad affondare nel terreno morbido. Solo qualche altro scatto, poi saremmo partiti.



Nessuno di noi ha dato peso ai segni di una vita che da sempre è per tutti la normalità. Poter camminare nella natura, poter salire e scendere dalla macchina per tornare a casa, vedere gente che passeggia e corre e chiacchiera e porta a spasso il cane, incrociare altre macchine, incrociare altri passanti, rientrare e dire: “noi usciamo, ci vediamo tra qualche giorno”…

Sembrava semplicemente normale quattordici giorni fa. E, almeno allora, lo era.


(Ultime foto scattate prima della chiusura, venerdì 6 marzo 2020).

Ventisette anni e un nome insolito. Ho cominciato a scrivere storie poco più tardi di quando ho cominciato ad ascoltarle, prima da mia madre, poi da mia nonna, poi da chiunque ne avesse una da raccontare.

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